La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dall’ex sindaco di Castel Volturno Pasquale Marrandino, confermando la legittimità del sequestro probatorio dei dispositivi informatici e telefonici dell’ex primo cittadino nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta corruzione. L’ordinanza, depositata il 16 ottobre 2026, rigetta le contestazioni della difesa e conferma che il sequestro non è eccessivo né esplorativo, ma necessario per ricostruire i rapporti tra Marrandino e l’ingegnere Daniele De Caprio, accusato di avergli consegnato denaro il 8 marzo 2025.
Sequestro legittimo, non condanna penale
La Suprema Corte ha chiarito che il sequestro non rappresenta una condanna penale, ma è una misura probatoria necessaria per indagare l’ipotesi di corruzione per l’esercizio della funzione pubblica, prevista dall’articolo 318 del codice penale. I giudici hanno sottolineato che non è indispensabile dimostrare un rapporto diretto tra una somma di denaro e un provvedimento amministrativo, ma basta un’ipotesi di monetizzazione della funzione pubblica. La decisione è stata presa dopo un’analisi approfondita dei motivi di ricorso, tutti respinti.
La Corte ha ritenuto legittima l’acquisizione complessiva dei dati, in considerazione della mole di informazioni contenute nei dispositivi e dell’impossibilità di procedere a una selezione immediata sul posto.
La consegna di denaro e i rapporti professionali
Al centro dell’inchiesta c’è la presunta consegna di denaro da parte dell’ingegnere Daniele De Caprio a Marrandino, avvenuta il 8 marzo 2025, e i rapporti professionali dello stesso tecnico con il Comune di Castel Volturno, dove aveva ottenuto due affidamenti diretti. La Corte ha richiamato le circostanze dell’episodio, sottolineando che la somma sarebbe stata consegnata in modo pressoché automatico, senza scambi di parole tra i due interlocutori. Questo, secondo i giudici, potrebbe indicare un accordo precedente o una prassi stabilita, rendendo il sequestro necessario per ricostruire i rapporti tra Marrandino, De Caprio e altri soggetti coinvolti, tra cui l’architetto Francesco Pirozzi. La Cassazione ha inoltre escluso che il sequestro avesse carattere meramente esplorativo, ritenendo che l’acquisizione dei dispositivi fosse finalizzata a raccogliere elementi di prova su un reato già sufficientemente delineato. I giudici hanno ritenuto giustificata l’acquisizione dei dati relativi al periodo compreso tra agosto 2023 e marzo 2025, considerando l’arco temporale coerente con le vicende amministrative e con la presunta consegna di denaro.
La Corte ha confermato che il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere si è attenuto alle indicazioni della precedente sentenza di annullamento, motivando adeguatamente la pertinenza, la finalità probatoria e la proporzionalità del sequestro.
Il verdetto è dunque netto: il ricorso è stato rigettato e Marrandino è condannato al pagamento delle spese processuali. Tuttavia, la pronuncia riguarda esclusivamente la legittimità del sequestro probatorio e non rappresenta una condanna penale. Nei confronti di Marrandino resta ferma la presunzione di non colpevolezza, e l’inchiesta proseguirà con l’analisi dei dati sequestrati.



