Due sorelle di Vibonati sono state condannate per sequestro di persona nel 2021, ma la Corte d’Appello di Potenza ha dichiarato estinto il reato per prescrizione. L’episodio, avvenuto il 31 agosto 2015, ha visto le due imputate, di origine centolana, organizzare un agguato per mettere fine a una relazione extraconiugale che la vittima intratteneva con il loro padre da circa quindici anni. La sentenza di primo grado aveva stabilito una condanna a sei mesi di reclusione con pena sospesa e al pagamento delle spese processuali. La Corte d’Appello ha però ritenuto che il reato fosse prescritto, nonostante la gravità degli atti compiuti.
Un piano ben orchestrato per mettere fine a una relazione
Le due giovani, difese dagli avvocati Vittorio Napolitano Pellegrino e Paolo Carbone, avevano pianificato l’agguato con attenzione. Hanno contattato l’assicuratrice sotto la falsa identità di una cliente interessata a una consulenza, utilizzando una scheda telefonica attivata con i dati di un’altra persona. L’avevano attirata in una villetta presa in affitto per mezza giornata, dove le imputate hanno bloccato la porta d’ingresso e iniziato un’aggressione fisica e psicologica durata alcune ore. La vittima è stata percossa, ingiuriata, privata del telefono cellulare e persino sfregiata con il taglio di varie ciocche di capelli mediante l’uso di forbici, episodio ritenuto una vera e propria sevizia.
La difesa aveva sostenuto un chiarimento, ma i giudici hanno smontato la tesi
La difesa aveva sostenuto che l’incontro era stato intenzionato come un chiarimento, degenerato per le provocazioni della vittima. Tuttavia, sia in primo grado che in appello, questa tesi è stata smontata. I giudici hanno sottolineato l’attenta premeditazione dell’agguato e la piena sussistenza del sequestro di persona, avendo le imputate annullato la libertà di movimento della donna attraverso le percosse e l’intimidazione. La vittima è riuscita a fuggire solo approfittando di un momento di distrazione delle due.
Nonostante la gravità della condotta e le lesioni riportate dall’assicuratrice, con prognosi di 15 giorni, alle due imputate sono state riconosciute le attenuanti generiche, considerando la loro giovane età, la mancanza di precedenti e il contesto emotivo legato a un “malinteso senso di solidarietà familiare” dovuto alle precarie condizioni di salute della madre. La decisione di primo grado aveva già stabilito una condanna a sei mesi di reclusione con pena sospesa, ma la prescrizione ha portato alla cancellazione del reato.
L’episodio, pur avvenuto diversi anni fa, ha suscitato dibattito e preoccupazione per la gravità degli atti compiuti, nonostante le attenuanti riconosciute. La Corte d’Appello ha ritenuto che il reato fosse estinto per prescrizione, nonostante la premeditazione e la violenza subita dalla vittima. L’evento ha messo in luce le complessità delle relazioni familiari e le conseguenze di decisioni estreme prese in nome di un sentimento. Le due sorelle avevano intenzione di mettere fine a una relazione extraconiugale che durava da quindici anni, ma hanno scelto un metodo estremo e violento. L’aggressione, sebbene non fosse intenzionata a uccidere, ha avuto conseguenze gravi per la vittima. La prescrizione del reato, pur non cancellando l’evento, ha ridotto la sua portata giudiziaria, ma non ha attenuato la gravità dei fatti.



