L’economia trentina mostra segni di debolezza nei primi sei mesi del 2026, con un incremento dell’attività limitato allo 0,7%, contro lo 0,9% nazionale e l’1% dell’Alto Adige. Il rapporto della Banca d’Italia sottolinea una crescita contenuta, sostenuta principalmente dal turismo e dall’edilizia, mentre si registrano difficoltà nel settore delle esportazioni e un aumento dei prezzi. La riduzione del numero di occupati, con un calo dello 0,9% tra gennaio e giugno, preoccupa i sindacati, che chiedono un cambio di rotta nelle politiche economiche provinciali.
Occupazione in calo, famiglie in difficoltà
La riduzione dell’occupazione ha interessato soprattutto i lavoratori autonomi, mentre il numero dei dipendenti è rimasto sostanzialmente invariato. Il tasso di occupazione è sceso al 71,1%, pur rimanendo superiore alla media italiana del 63%. Contemporaneamente, la disoccupazione è salita al 2,4%, un valore ancora contenuto rispetto al 5,6% nazionale, ma superiore all’1,5% dell’Alto Adige. Le famiglie trentine si trovano in una situazione di tensione economica, con un aumento dei prezzi e una riduzione del potere d’acquisto.
Il turismo e l’edilizia trainano l’economia
Il turismo è stato uno dei settori che ha contribuito maggiormente al sostegno dell’economia trentina. Nel primo semestre del 2026, le presenze nelle strutture ricettive sono aumentate del 4,4% rispetto al 2025, superando il risultato dell’Alto Adige, fermo al 3,7%. L’incremento ha interessato sia i visitatori italiani che quelli stranieri. Segnali positivi anche dalle costruzioni, con un fatturato cresciuto di quasi il 5%. A favorire il settore sono stati i lavori pubblici, compresi gli interventi finanziati dal Pnrr e le infrastrutture legate alle Olimpiadi invernali del 2026.
I pagamenti degli enti territoriali per le opere pubbliche sono aumentati di oltre un quinto rispetto ai primi sei mesi dell’anno precedente. Tuttavia, la situazione delle esportazioni rimane problematica, con una riduzione dell’1,4% in termini reali e dell’1% in valore nominale. A pesare sono state soprattutto le difficoltà dei prodotti alimentari, tessili e in pelle, oltre alla riduzione degli scambi con alcuni mercati europei, tra cui Austria e Polonia. La debolezza degli investimenti privati e la crescita dei tassi di interesse continuano a pesare sulle famiglie, con un aumento del ricorso al credito al consumo. Nel frattempo, i prezzi delle abitazioni sono saliti del 4,2% rispetto al primo semestre del 2025, segno di una dinamica immobiliare in crescita. La Banca d’Italia ha evidenziato un quadro economico complesso, con un aumento dell’inflazione a settembre al 3,8%, con rincari significativi nei trasporti, nei carburanti e nelle spese domestiche.
I sindacati, come Cgil, Cisl e Uil, hanno chiamato in causa la giunta provinciale guidata da Maurizio Fugatti, richiedendo misure già nella prossima manovra finanziaria. La debolezza degli investimenti privati e la crescita dei tassi di interesse continuano a pesare sulle famiglie, con un aumento del ricorso al credito al consumo. La situazione rimane delicata, con previsioni di stabilità per il 2027, ma senza un cambio di rotta, i sindacati temono un declino dell’economia trentina.



