L’Europa si muove in modo decisivo nel settore della difesa, con un aumento del 14% della spesa militare in un anno, segnando una crescita senza precedenti. L’Italia, a sua volta, ha registrato un incremento del 20% nella spesa, raggiungendo 48,1 mld di dollari, circa 41 mld di euro, e si colloca al dodicesimo posto globale con un contributo dell’1,9% del Pil. Questo aumento non riguarda solo la spesa pubblica, ma anche la domanda alle imprese e la capacità industriale, che però non sono sempre in sintonia. La crescita è legata soprattutto alla sicurezza interna, ma ha effetti significativi sugli equilibri geopolitici e apre spazi ai fornitori stranieri.
La spesa militare e la sua crescita globale
Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), nel 2025 la spesa militare mondiale ha raggiunto un record di 2.887 mld di dollari, con un aumento del 2,9% in termini reali. Il peso della spesa sul Pil mondiale è salito al 2,5%, il livello più alto dal 2009. L’Italia, con un aumento del 20% in un anno, ha visto un incremento significativo degli ordini per le aziende nazionali, come Leonardo, che ha chiuso i primi nove mesi del 2026 con ordini per 23,3 mld di euro, un incremento del 27,8% rispetto all’anno precedente.
Le tre grandi potenze, Stati Uniti, Cina e Russia, hanno speso insieme 1.480 mld di dollari, il 51% del totale mondiale. Gli Stati Uniti restano al primo posto con 954 mld, un terzo della spesa globale, ma la spesa americana ha subito un calo del 7,5% nel 2025, in parte dovuto all’assenza di nuovi finanziamenti all’Ucraina. Tuttavia, il calo è destinato a essere breve, con una previsione di spesa superiore ai 1.000 mld per il 2026 e un richiamo per il 2027 di 1.500 mld. La Cina, invece, ha registrato un aumento del 7,4%, con una spesa di 336 mld, il trentaduesimo anno consecutivo di crescita.
La crescita della spesa militare in Europa è in aumento, con un incremento del 14% in un anno. La Germania, con 114 mld di dollari, è salita al quarto posto mondiale, superando il 2% del Pil per la prima volta dal 1990. L’Italia, con un aumento del 20%, si colloca al dodicesimo posto globale, ma la domanda crescente non si traduce necessariamente in capacità produttiva nazionale. La sfida per l’industria europea è quella di trasformare questa domanda in capacità reale, evitando di dipendere esclusivamente dai fornitori esteri.
Le banche e la trasparenza
Il ruolo delle banche nell’industria della difesa è cruciale, ma non sempre trasparente. La legge 185, che regola l’export di armamenti in Italia, impone al governo di presentare una relazione annuale che include anche le banche coinvolte. Tuttavia, una riforma in discussione potrebbe ridurre la trasparenza, eliminando il capitolo dedicato alle banche.
La trasparenza è un tema chiave per la gestione della spesa difensiva.
Secondo l’ultima relazione, nel 2025 il valore delle autorizzazioni all’export italiano di armamenti è aumentato del 20%, con la gran parte delle transazioni concentrata in pochi grandi gruppi, italiani ed esteri. La questione delle “banche armate” è diventata un tema di dibattito, con associazioni e realtà cattoliche che promuovono una campagna per la trasparenza. Alcune banche, come Banca Etica, evitano del tutto il settore, mentre altre adottano linee guida che limitano i finanziamenti per Paesi di destinazione e tipologia di armamenti. La sfida per l’industria italiana non è solo di produrre, ma di costruire una capacità produttiva sostenibile, integrata in una filiera europea più forte. La difesa sta tornando al centro delle strategie industriali europee, ma la vera sfida è costruire, non solo comprare. L’Italia, con il suo portafoglio di ordini e la sua posizione nel settore, ha l’opportunità di diventare un’occasione per una politica industriale di lungo periodo, a condizione di investire in ricerca, formazione e capacità produttiva. Altrimenti, rischia di rimanere una stagione di ordini, destinata a finire con il prossimo ciclo politico.



