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domenica 8 Novembre 2026

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Cultura

Lele Mora in terapia intensiva dopo ictus, il malore sul treno e il «buio totale»

Lele Mora ricoverato in Neurologia dopo un ictus, svenuto in treno e risvegliato in terapia intensiva.

Lele Mora, ex agente dei VIP e noto personaggio del mondo dello spettacolo, è ricoverato in Neurologia dopo un ictus che lo ha colpito durante una tournée. Il malore, avvenuto sul treno mentre si dirigeva a Roma, ha portato a un svenimento e a un risveglio in terapia intensiva, descritto come «durissimo» dall’artista. Il ricovero, avvenuto circa due settimane fa al Policlinico Umberto I di Roma, è stato reso noto da un articolo del Messaggero, che ha raccontato la situazione in una stanza affollata di parenti in visita.

Accanto a Mora, durante il ricovero, ci sono la figlia Diana e don Felice, un sacerdote conosciuto nella comunità Exodus di Don Mazzi, dove Mora aveva prestato servizio dal 2012 dopo l’affidamento in prova disposto dal tribunale di Milano per la condanna scontata per bancarotta. L’artista, che ha raccontato di essere «strappato alla morte», ha espresso gratitudine verso lo staff medico, composto dal professor Giovanni Fabbrini e dal professor Francesco Pugliese, che lo hanno seguito con attenzione durante la sua riabilitazione. I medici hanno indicato una terapia lunga almeno 60 giorni, con un approccio intensivo che include interventi diretti e monitoraggi costanti.

Il risveglio in terapia intensiva

Lele Mora ha descritto il momento del risveglio come un «buio totale», un’esperienza traumatica che lo ha lasciato senza conoscenza per cinque giorni. Prima dell’ictus, l’artista aveva avvertito un malore mentre era in scena al Teatro San Filippo de L’Aquila, con il tutto esaurito. Nonostante si sentisse male, ha deciso di andare in scena «per rispetto agli spettatori che avevano pagato il biglietto». Il giorno dopo, mentre si dirigeva a Verona, ha svenuto sul treno per Roma, un episodio che ha segnato l’inizio di un periodo di grande sofferenza.

La famiglia, composta da Diana e Mirko, ha alternato la presenza al capezzale del padre, percorrendo centinaia di chilometri per stare vicino a lui. Mora ha spiegato che, di concerto con la famiglia, non è stato avvisato nessuno oltre la cerchia più stretta, per cui non si registrano messaggi o telefonate dal mondo dello spettacolo. Questa è la prova più difficile, ha detto tra le lacrime, aggiungendo che lotta per i due figli e per i nipoti: «Vivo per loro».

La ricerca di un trasferimento a Verona

Lele Mora, che ha espresso gratitudine per il sostegno ricevuto, ha anche spiegato di voler lasciare Roma per stare vicino ai suoi affetti. Sta cercando di farsi trasferire a Verona, ma al momento ci sono difficoltà a trovare un posto nel Veneto. L’artista ha anche ricordato che «nella mia vita ho fatto anche del bene, e tanto», un’affermazione che ha suscitato emozione tra i presenti. La sua famiglia, con la presenza di don Felice, ha rappresentato un sostegno morale e spirituale durante il periodo di sofferenza.

La sua storia, resa pubblica attraverso un’intervista al giornalista Paolo Chiriatti, si chiude con un momento privato: la videochiamata di uno dei nipotini, che Diana mostra al padre sul cellulare. L’«uomo che creava le stelle», titolo del suo ultimo spettacolo, si scioglie in lacrime, un’immagine che sintetizza la sua lotta e la sua determinazione a continuare a vivere per la famiglia.

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