La giunta regionale ha dato il via libera alla revisione del Piano di Gestione Integrata delle Zone Costiere (Piano Gizc), con l’obiettivo di blindare il valore delle concessioni balneari e concedere ai Comuni maggiore autonomia nella gestione delle aree costiere. L’approvazione, avvenuta il 8 novembre 2026, apre la strada a modifiche che permettono ai territori locali di mantenere gli assetti consolidati e di derogare a determinati limiti previsti dal piano regionale, come il 25% di spiagge libere. L’obiettivo è evitare un “sciacallaggio” sulle concessioni in vista delle future gare e tutelare gli investimenti degli operatori.
Deroga al 25% e maggiore flessibilità per i Comuni
La modifica al Piano Gizc prevede la deroga al limite del 25% di spiagge libere per quei Comuni che ospitano dislocazioni storiche già approvate. Questo significa che, in alcuni casi, le aree libere potranno essere ridotte al di sotto del 25% senza violare le normative regionali. Inoltre, i Comuni potranno mantenere le disposizioni dei propri piani particolari, derogando all’applicazione rigida dei 100 metri tra gli stabilimenti. La revisione dei parametri per le nuove concessioni permette anche di modificare i limiti di estensione, se previsti dal piano comunale. Il tratto di costa preso a riferimento per il varco libero di accesso all’arenile passa da 200 a 400 metri, un cambiamento che potrebbe influenzare la distribuzione delle concessioni.
La salvaguardia delle dislocazioni storiche è un punto chiave della modifica. I Comuni avranno la facoltà di confermare l’organizzazione delle concessioni balneari definite nei piani di spiaggia antecedenti al Piano regionale, derogando all’applicazione rigida dei 100 metri tra gli stabilimenti. La cancellazione di alcune concessioni non è prevista, nemmeno se non rispettano la distanza minima rispetto a quella più vicina o se le spiagge libere nel Comune sono inferiori al 25% del totale. È inoltre prevista la revisione dei parametri per le nuove concessioni: non devono per forza rispettare i limiti di estensione (minimo 20 e massimo 100 metri fronte mare) se il piano comunale lo prevede.
Procedura ambientale e approvazione finale
La delibera approvata passerà ora alla fase della verifica di assoggettabilità alla Valutazione Ambientale Strategica (Vas) e alla Valutazione di Incidenza Ambientale (Vinca). Una volta conclusa questa fase, la proposta arriverà alla Terza Commissione consiliare permanente per il parere di competenza prima dell’approvazione finale del Consiglio regionale. L’obiettivo è garantire che le modifiche non danneggino l’ambiente e rispettino i criteri di sostenibilità. L’assessore al Demanio Enrico Rossi ha spiegato che la mappatura del litorale marchigiano è in corso per capire quante siano le spiagge libere e chiedere una proroga alle gare finché non sarà completata la ricognizione.
La revisione del piano è stata approvata su proposta dell’assessore alla Difesa della costa Tiziano Consoli. Ha sottolineato come il modello standardizzato finora previsto non sempre rifletta la conformazione morfologica della costa marchigiana né la storia delle imprese balneari, che rappresentano un valore economico e identitario fondamentale per il territorio. «Con le modifiche proposte – ha dichiarato Consoli – garantiamo ai Comuni gli strumenti necessari per tutelare gli assetti consolidati e evitare uno sciacallaggio sulle concessioni in vista delle gare». I balneari appoggiano la linea dettata dal vicepresidente Rossi, con il sostegno di Giovanni Bruscia, Sabrina Marinelli e Laura Ripani.
Al momento, i bandi di gara devono essere obbligatoriamente pubblicati entro il 30 giugno 2027 e le procedure concluse entro il 30 settembre 2027. La modifica al piano è parte di un tentativo di attenuare la caduta di quella spada di Damocle che sono le aste delle concessioni demaniali, con l’obiettivo di tutelare gli investimenti e la stabilità del settore balneare.



