Il 9 gennaio 2026, Claudio Carlomagno, ex marito di Federica Torzullo, rispose all’amico che segnalava un fumo nero nel capannone di Anguillara con le parole: «Sto facendo pulizia». In realtà, stava distruggendo il cellulare della moglie, uccisa in casa la sera precedente, e i teli usati per asciugare il sangue dal pavimento. La conversazione, registrata e inclusa nel faldone del processo in corso, ha rivelato dettagli sconvolgenti sull’omicidio premeditato e la distruzione delle prove. L’uomo, accusato di femminicidio, soppressione e vilipendio di cadavere, ha raccontato le fasi successive al delitto, spiegando come aveva cercato di nascondere le tracce del crimine.
Le fasi del crimine e la distruzione delle prove
Dopo l’aggressione, Carlomagno ha spiegato di aver trasportato il corpo di Federica nel capannone aziendale, dove ha cercato di estinguere le fiamme che si erano sviluppate sulla salma. «Ho cospargendola di sabbia e colpendola con una pala», ha detto. Gli inquirenti, però, hanno interpretato quelle «pulizie» come un tentativo di cancellare le tracce del massacro. L’uomo ha anche descritto come aveva coperto il corpo con uno stoino e raccolto gli oggetti usati durante l’omicidio, tra cui asciugamani e tappetini. La sua versione, però, non ha convinto i magistrati, che hanno visto nel comportamento un chiaro tentativo di occultare le prove.
Carlomagno ha raccontato di aver perso il controllo dopo l’aggressione, non capendo più niente dopo che la vittima non si era più mossa. L’uomo ha spiegato di aver fatto cadere il coltello e di non aver capito più niente. La sua descrizione del momento in cui ha ucciso la moglie è stata una delle prime testimonianze fornite durante l’interrogatorio. Gli inquirenti, però, hanno visto nel suo racconto un tentativo di giustificare un atto violento e premeditato.
La testimonianza dell’elettricista
L’elettricista Lorenzo Bernardini, amico di famiglia, ha confermato l’episodio ai magistrati di Civitavecchia. Secondo lui, il 9 gennaio 2026, aveva notato una colonna di fumo nero provenire dai locali di Carlomagno. L’uomo aveva tranquillizzato l’amico, dicendo di fare «pulizia». La testimonianza dell’elettricista ha contribuito a ricostruire i fatti e a mettere in luce l’ipocrisia del comportamento di Carlomagno. L’uomo, però, ha cercato di giustificare le sue azioni, raccontando un episodio improvvisato e quasi fortuito, che non ha convinto gli inquirenti.
La testimonianza dell’elettricista ha reso chiaro che Carlomagno aveva cercato di occultare le prove del crimine. L’uomo aveva spiegato di aver bruciato il cellulare della moglie e i teli usati per asciugare il sangue. Gli inquirenti, però, hanno visto nel comportamento un chiaro tentativo di cancellare le tracce del massacro. La sua versione, sebbene dettagliata, non ha risolto i dubbi sull’omicidio e sulla distruzione delle prove. Il processo in corso ha reso evidente l’ipocrisia e la mancanza di vergogna di Carlomagno. L’uomo, accusato di femminicidio premeditato, soppressione e vilipendio di cadavere, ha cercato di giustificare le sue azioni, ma non ha convinto i magistrati. La sua versione, sebbene dettagliata, non ha risolto i dubbi sull’omicidio e sulla distruzione delle prove. L’episodio ha suscitato indignazione e preoccupazione per la violenza e l’abuso di potere che ha portato a un crimine così grave.



