Donald Trump ha minacciato di tenere chiuso per sempre il Kennedy Center, dopo che un giudice ha stabilito che il suo nome non può essere aggiunto alla facciata della celebre istituzione artistica di Washington. La decisione del tribunale ha scatenato una reazione immediata da parte del presidente del Kennedy Center, che ha affermato che il consiglio di amministrazione da lui stesso nominato ha votato “quasi all’unanimità” per chiudere la struttura per lavori di ristrutturazione d’emergenza. La mossa, avvenuta poche ore dopo la sentenza del giudice, ha suscitato polemiche e preoccupazioni per l’impatto sull’istituzione culturale.
La lotta per il nome del Kennedy Center
Il giudice federale Christopher Cooper aveva precedentemente ordinato la rimozione del nome di Trump dall’esterno dell’edificio, annullando la decisione del consiglio di amministrazione. Oggi ha stabilito che il nome non può essere ripristinato, rimproverando il Kennedy Center per aver tentato di eludere il suo precedente ordine. A dicembre, il consiglio di amministrazione aveva votato per rinominarlo “Trump-Kennedy Center” e aveva installato un’insegna con il suo nome. La decisione era stata presa poco dopo l’inizio del suo secondo mandato, durante il quale Trump si è insediato come presidente del Kennedy Center.
La chiusura per motivi di sicurezza ha seguito la decisione del giudice. Donna Kauranen, direttrice finanziaria del Kennedy Center, si è dimessa dal suo incarico, un passo che ha suscitato attenzione. Le dimissioni sono state comunicate nel giorno in cui il board ha deciso la chiusura del Centro per ragioni di sicurezza, dopo che un giudice federale aveva vietato di apporre il nome di Trump sulla facciata dell’edificio. Kauranen, che ricopriva il ruolo da circa 18 mesi, era stata assunta all’inizio del 2025 dall’ex direttore esecutivo del centro, Richard Grenell, dopo aver lavorato per 20 anni in ambito finanziario e di bilancio al servizio di diversi governatori repubblicani in tutto il Paese.
Le conseguenze di una sentenza non ribaltata
Trump ha scritto su Truth che, se la sentenza sarà negativa e non verrà ribaltata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, la ricostruzione e la ristrutturazione del Kennedy Center non avranno luogo. La sua minaccia di chiusura per sempre ha suscitato reazioni da parte del Kennedy Center, che ha dichiarato in un comunicato che la decisione del consiglio di amministrazione “riflette un sano giudizio e una chiara priorità data alla sicurezza al di sopra di ogni altra cosa”.
La situazione al Kennedy Center appare in un caos legale e amministrativo, con Trump che continua a cercare di imporre la sua volontà sull’istituzione, nonostante le decisioni dei giudici e le proteste interne. La questione del nome del centro rimane al centro delle tensioni, con il rischio di un impatto significativo sul futuro dell’edificio e della sua missione culturale. La decisione del consiglio di amministrazione ha seguito la sentenza del giudice. Il presidente del Kennedy Center ha affermato che il consiglio di amministrazione da lui stesso nominato ha votato “quasi all’unanimità” per chiudere la struttura per lavori di ristrutturazione d’emergenza. La mossa, avvenuta poche ore dopo la sentenza del giudice, ha suscitato polemiche e preoccupazioni per l’impatto sull’istituzione culturale.



