Una ventina di medici, non iscritti nel registro degli indagati, sono stati perquisiti a Ravenna nell’ambito di un’indagine che indaga sulla presunta formazione e rilascio di certificazioni mediche false per impedire l’invio di cittadini stranieri irregolari nei Centri di Permanenza e Rimpatrio. L’operazione, condotta da polizia, Sco di Roma e squadra mobile di Ravenna, ha interessato oltre venti professionisti in diverse città come Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese. L’inchiesta, che risale a luglio 2025, ha visto una dottoressa inviare in questura un modulo prestampato della Simm, società italiana di medicina delle migrazioni, relativo alla non idoneità. Tra settembre 2024 e gennaio 2026, 44 dei 64 irregolari accompagnati in ospedale per la visita sono tornati liberi perché ritenuti non idonei, mentre 10 si sono rifiutati di sottoporsi agli accertamenti medici.
Un’inchiesta che ha coinvolto professionisti in diverse regioni
L’indagine, che ha portato a analoghe perquisizioni mesi prima su delega della pm Angela Scorza, ha visto otto medici indagati per falso e interruzione di pubblico servizio per 34 certificati considerati falsi. Per tre di loro era scattata l’interdizione dalla professione per 10 mesi, mentre per gli altri era stato imposto il divieto di occuparsi di certificati per i Cpr. Nelle chat, alcuni medici hanno espresso preoccupazioni e commenti su come gestire le situazioni, con una dottoressa che ha scritto: «È arrivato l’ispettore e ora mi vogliono fare un verbale». Altri hanno espresso opinioni forti, come un infettivologo che ha scritto: «Bene! Gli facciamo il c…o a questi maledetti sbirri».
Le dichiarazioni di alcuni medici e le loro motivazioni
Una delle dottoresse coinvolte ha commentato: «Per me la cosa dei cpr è molto chiara e oramai ci siamo dentro così tanto». Altri hanno espresso motivazioni etiche, come una dottoressa che ha affermato: «È una rottura ma la scelta è puramente etica. Noi avremmo dato più di 20 non idoneità e non è successo niente. La cosa importante è essere uniti e non succede nulla». In un’altra chat, una dottoressa si definiva «anarchica e antagonista», mentre un altro ha scritto: «Ho dato la non idoneità per un cpr e il ragazzo è tornato a ringraziarmi». Queste conversazioni hanno rivelato una certa tensione e una visione diversa del ruolo dei medici nel sistema dei Cpr.
Le perquisizioni, locali, personali e informatiche, segnano un ulteriore passo nell’indagine che ha già visto l’interdizione di alcuni professionisti e la limitazione delle attività di certificazione per altri. L’operazione, condotta in collaborazione tra diverse forze di polizia, rappresenta un’azione concreta per indagare su eventuali irregolarità nella gestione dei certificati medici per l’immigrazione. La situazione rimane in fase di approfondimento, con l’obiettivo di chiarire eventuali responsabilità e comportamenti non conformi.
Le perquisizioni sono state eseguite in diversi luoghi e hanno coinvolto professionisti in diverse città. L’indagine ha già portato a sanzioni per alcuni medici, con interdizioni e divieti di certificazione. Le chat interne hanno rivelato tensioni e opinioni diverse tra i professionisti coinvolti.



