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venerdì 2 Ottobre 2026

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Economia

Rincari carburanti in Tuscia, 1.200 imprese in crisi: allarme per trasporti e commercio

Rincari carburanti in Tuscia mettono a rischio 1.200 imprese, crisi per trasporti e commercio.

La Tuscia vive un momento di grave tensione economica, con il rincaro dei carburanti che mette a rischio la sopravvivenza di oltre 1.200 imprese. Secondo il monitoraggio della Cgia, la provincia di Viterbo si trova in una situazione d’emergenza, con costi di rifornimento elevati che colpiscono direttamente i settori del trasporto, del commercio e dei servizi. I prezzi dei carburanti, che hanno raggiunto un livello record, hanno ridotto drasticamente i margini di guadagno per le attività locali, mettendo in pericolo migliaia di posti di lavoro. La pressione sui prezzi continua a crescere, con effetti devastanti per le famiglie e per le imprese.

Costi insostenibili per imprese e famiglie

I costi vivi insostenibili di verde e diesel mettono a rischio i posti di lavoro, con un impatto che si sente sia a livello aziendale che familiare. Gli autotrasportatori, in particolare, si trovano a gestire tariffe bloccate da contratti a lungo termine, a fronte di un costo del gasolio che ha raggiunto i 2,19 euro al litro. Questo ha azzerato i profitti dei lunghi viaggi di trasporto merci, rendendo la gestione delle attività economiche estremamente difficile. La situazione non migliora, anzi, con i prezzi che rimangono stabili e i costi di rifornimento giornalieri che si confermano tra i più alti dell’intera regione Lazio.

Imprese in sofferenza e rischio di chiusura

Secondo l’ultimo monitoraggio diffuso dalla Cgia, la provincia di Viterbo conta attualmente oltre 1.200 attività commerciali in una fase di profonda e grave sofferenza finanziaria. Il rincaro strutturale dei carburanti colpisce in modo diretto i comparti degli autotrasportatori, i tassisti e gli agenti di commercio operanti nella Tuscia, costretti a sostenere costi vivi altissimi sia per la verde che per il diesel. Questi fattori riducono al minimo i margini storici di guadagno e mettono a serio rischio la tenuta complessiva dei posti di lavoro a livello locale.

La medima situazione di stallo viene vissuta quotidianamente dagli agenti di commercio e dagli operatori del trasporto pubblico non di linea, i quali vedono le proprie spese per il rifornimento quotidiano raddoppiate, trasformando l’attività lavorativa in una perdita economica cronica che minaccia la sopravvivenza stessa delle loro partite iva. La forte e costante pressione economica alla pompa continua a spaventare le imprese del territorio, schiacciate da uscite correnti non più sostenibili nel medio periodo.

Il recente provvedimento governativo sulle accise e la contestuale decisione dei grandi marchi di fissare un tetto massimo bloccano il prezzo della benzina self-service a 1,99 euro al litro, mentre il gasolio auto subisce spinte maggiori fermandosi a 2,19 euro al litro. La misura congela le super tariffe prima di ulteriori picchi sui listini, ma all’atto pratico nei distributori del perimetro viterbese la situazione complessiva non accenna a migliorare. Migliaia di residenti, lavoratori e pendolari si trovano alle prese con costi di rifornimento giornalieri che si confermano stabili tra i più alti dell’intera regione Lazio.

La crisi dei carburanti ha un impatto diversificato sul territorio, colpendo filiere che non hanno la possibilità di scaricare immediatamente i rincari sui clienti finali. La situazione di stallo si ripercuote su tutti i settori economici, con un rischio concreto di chiusura per molte imprese e di perdita di posti di lavoro. La Tuscia, in questo contesto, vive un momento di profonda e grave sofferenza finanziaria, con un futuro incerto per le attività locali e per le famiglie che ne dipendono.

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