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martedì 6 Ottobre 2026

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Politica

Il circo del calcio italiano e la figura di Malagò

Il calcio italiano si trova in un momento di crisi, con Malagò eletto con il 70% delle preferenze.

Il calcio italiano vive un momento di profonda incertezza, con un dibattito acceso su come gestire il futuro del movimento. La figura di Giovanni Malagò, eletto con il 70% delle preferenze e supportato da diciannove società di serie A su venti, emerge come un punto di riferimento, ma non senza critiche. L’intero contesto sembra essere un circo, dove le debolezze si trasformano in forza, ma a scapito della serietà e della programmazione necessarie per vincere. La Nations League, pur non essendo amata, ha dato un momento di rinfrancamento, mostrando una squadra impegnata e un attaccamento alla maglia da parte di giovani talenti. Tuttavia, il dibattito non si ferma lì: si parla di un’idea tardiva e grottesca, che potrebbe gettare il movimento nel ridicolo.

Un circo senza fine

Il contesto sembra essere un circo, dove le decisioni vengono prese senza una visione chiara e senza un piano di lungo periodo. La magia esiste solo nell’illusionismo, come dicono i francesi, e in questo caso si tratta di una materia circense. La figura di Malagò, pur non essendo in discussione per il suo passato di manager dello sport, rimane al centro di un dibattito che non ha una risposta chiara. La sua elezione, sebbene supportata da un ampio consenso, non risolve i problemi strutturali del calcio italiano. La mancanza di gusto e di serietà ha portato a un momento di crisi.

Un bilancio provvisorio

Il bilancio (provvisorio) del nuovo corso manciniano ha dato risultati inaspettati, con un secondo posto nel girone e la quasi certa permanenza in serie A. Tuttavia, il momento di gioco sembra essere tornato, e ci sono tanti giovani in bella mostra. La Nations League, pur non essendo amata, ha dato un momento di rinfrancamento, mostrando una squadra impegnata e un attaccamento alla maglia da parte di ragazzi alle prime esperienze in azzurro. Questi elementi suggeriscono un inizio di nuova era.

La figura di Malagò, pur non essendo in discussione per il suo passato di manager dello sport, rimane al centro di un dibattito che non ha una risposta chiara. La sua elezione, sebbene supportata da un ampio consenso, non risolve i problemi strutturali del calcio italiano. Il dibattito si concentra su una mancanza di gusto e di serietà, che ha portato a un momento di crisi. La questione non è solo politica, ma anche culturale: il calcio italiano ha perso la sua identità e si trova in un momento di incertezza. La soluzione, sebbene non sia ancora chiara, potrebbe essere un nuovo inizio, ma solo se si riesce a tornare seri e a valutare l’inizio di una nuova era.

La Nations League, pur non essendo amata, ha dato un momento di rinfrancamento, mostrando una squadra impegnata e un attaccamento alla maglia da parte di ragazzi alle prime esperienze in azzurro. Tuttavia, il dibattito non si ferma lì: si parla di un’idea tardiva e grottesca, che potrebbe gettare il movimento nel ridicolo. La figura di Malagò rimane al centro di un dibattito senza risposta.

Se andrà come sembra, ci saranno nuove elezioni in Figc che daranno lo stesso risultato di ieri: Malagò in via Allegri. Ne vale la pena? Vengono i brividi solo a pensarci. Benvenuti nel 2026, in un momento di crisi senza fine.

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