La violenza contro le donne non è un fenomeno emergenziale, ma un problema radicato nella cultura e nelle relazioni sociali. È quanto sottolinea Sabrina Frasca, responsabile dell’Area Sviluppo della Rete Nazionale Differenza Donna, commentando i dati Istat che rivelano che tre milioni di donne tra i 16 e i 75 anni hanno subito violenza fisica o sessuale. Secondo i dati, la violenza non è un evento isolato, ma un fenomeno strutturale che coinvolge milioni di uomini, che la agiscono in forme e gradi diversi. La violenza, spesso, non arriva da uno sconosciuto, ma da persone conosciute, come familiari, amici o conoscenti, rendendo ancora più difficile riconoscerla e raccontarla.
«Quello che questi dati ci confermano è che dietro milioni di donne che hanno subito violenza ci sono milioni di uomini che quella violenza l’hanno agita», spiega Frasca. Non si tratta di un semplice rapporto di causa-effetto, ma di una cultura nella quale la violenza, il controllo e il dominio sulle donne possono essere percepiti come possibili o legittimi. Questo fenomeno non riguarda solo singoli individui, ma intere relazioni sociali e modelli di comportamento radicati nella società. La violenza, inoltre, non si limita a relazioni esterne: spesso si verifica all’interno di contesti familiari, dove la protezione e la sicurezza dovrebbero essere garantite.
La violenza non è mai un evento isolato, ma parte di un sistema di relazioni e valori. La maggior parte delle bambine che subisce violenza sessuale non ne parla con nessuno. Non perché scelga liberamente di tacere, ma perché spesso non ha gli strumenti per comprendere quello che sta accadendo, può avere paura, può sentirsi responsabile o può dipendere proprio dalla persona che sta agendo la violenza. Per questo, non possiamo lasciare alle bambine la responsabilità di chiedere aiuto. È il mondo adulto che deve essere capace di vedere, riconoscere i segnali, ascoltare e intervenire.
«Dobbiamo dare alle nuove generazioni gli strumenti per costruire relazioni fondate sul rispetto, sul consenso, sulla libertà e sulla parità», afferma Frasca. L’educazione sessuo-affettiva nelle scuole è uno degli strumenti essenziali per prevenire la violenza. «Contrastando fin dall’infanzia stereotipi, controllo e possesso, possiamo costruire una cultura diversa delle relazioni», spiega. La violenza assistita, in particolare, ha un impatto profondo sul modo in cui si costruiscono le relazioni e si riconoscono i confini. Per questo, è fondamentale intervenire molto presto, fornendo a bambini e ragazzi gli strumenti per riconoscere relazioni basate sul rispetto e sulla reciprocità.
La violenza si trasmette attraverso modelli relazionali, e la prevenzione deve partire dall’infanzia. Crescere in un contesto familiare segnato dalla violenza espone bambine e bambini alla violenza anche quando non ne sono direttamente vittime. La violenza assistita non è qualcosa che semplicemente si vede: incide profondamente sul modo in cui si costruiscono le relazioni, si riconoscono i propri confini e quelli degli altri, si impara cosa è accettabile all’interno di un rapporto affettivo. Per questo, è fondamentale intervenire molto presto, e l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole è uno degli strumenti essenziali di prevenzione.
La violenza non si limita a singoli episodi, ma si trasmette attraverso modelli relazionali. «Crescere in un contesto familiare segnato dalla violenza espone bambine e bambini alla violenza anche quando non ne sono direttamente vittime», sottolinea Frasca. La violenza assistita non è qualcosa che semplicemente si vede: incide profondamente sul modo in cui si costruiscono le relazioni, si riconoscono i propri confini e quelli degli altri, si impara cosa è accettabile all’interno di un rapporto affettivo. Per questo, è fondamentale intervenire molto presto, e l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole è uno degli strumenti essenziali di prevenzione. Per contrastare la violenza, serve anche una politica strutturale che garantisca l’autonomia economica e abitativa delle donne. «Servono politiche strutturali per l’autonomia economica delle donne, non soltanto per quelle che hanno già intrapreso un percorso di uscita dalla violenza: lavoro, reddito, servizi di welfare e conciliazione», afferma Frasca. Senza condizioni materiali, non può esserci una vera protezione dalla violenza. Prevenire e contrastare la violenza significa quindi anche costruire le condizioni economiche, sociali e abitative che consentano alle donne di essere realmente libere di scegliere della propria vita.
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