Da ottobre 2026, le aziende non europee con attività significative nell’Unione europea dovranno adottare nuove regole di reporting sostenibilità a partire dal 2028. Gli ESRS-40a, standard di rendicontazione appena annunciati, disciplineranno l’obbligo di informare sugli impatti ambientali e sociali delle operazioni globali, con un’attenzione particolare alle attività in UE. Circa 1.200 società potrebbero essere interessate, secondo un’analisi di KPMG. La consultazione pubblica è aperta fino al 31 ottobre 2026, con l’entrata in vigore degli standard prevista per la seconda metà del 2027.
I gruppi extra-UE con fatturato netto superiore a 450 milioni di euro e con almeno una controllata o succursale in UE con fatturato netto superiore a 200 milioni di euro nell’esercizio precedente saranno soggetti agli obblighi degli ESRS-40a. Le due soglie sono cumulative e dovranno essere soddisfatte per rientrare nell’ambito di applicazione. La rendicontazione dovrà considerare gli impatti materiali su persone e ambiente a livello globale, inclusi quelli derivanti dalla catena del valore a monte e a valle.
Le aziende potranno scegliere tra diverse opzioni per soddisfare gli obblighi. La prima è la predisposizione di un report di sostenibilità consolidato in conformità agli ESRS, che richiede una valutazione della doppia materialità. La seconda opzione è l’applicazione degli ESRS-40a, che si concentra sugli impatti materiali dell’intero gruppo. La terza possibilità è l’utilizzo di un framework di rendicontazione considerato equivalente agli ESRS, sebbene questa strada rimanga teorica per ora. La scelta della soluzione più efficiente dipenderà non solo dagli ESRS-40a, ma anche dalla strategia complessiva di reporting del gruppo, dagli obblighi presenti nelle diverse giurisdizioni e dalle aspettative degli investitori. L’approccio misto, che permette di limitare la rendicontazione agli impatti collegati all’UE, potrebbe ridurre il volume di informazioni da raccogliere, ma richiede una capacità operativa elevata per identificare e isolare gli impatti riconducibili all’Unione europea.
La responsabilità della pubblicazione del report ricade sulla controllata o sulla succursale europea soggetta all’obbligo, indipendentemente da chi abbia materialmente predisposto il documento. Se le informazioni necessarie non saranno messe a disposizione dalla capogruppo non UE, la società europea dovrà rendicontare le informazioni disponibili e indicare quelle non ottenibili. L’assurance assume un ruolo rilevante, con la relazione di sostenibilità soggetta a limited assurance. Per i gruppi internazionali sarà necessario intervenire sui sistemi di raccolta dei dati, sui flussi informativi tra capogruppo e controllate, sulla governance della rendicontazione e sulla capacità di applicare criteri omogenei a operazioni distribuite in più Paesi. La conformità richiederà un’adeguata organizzazione interna e una collaborazione tra le diverse unità del gruppo.
Le nuove regole segnano un passo importante verso un sistema europeo di rendicontazione capace di coinvolgere anche i grandi gruppi extra-UE, con un focus su impatti globali su persone e ambiente. La trasparenza del mercato europeo si rafforza, allineandosi alle dimensioni globali delle imprese. La consultazione pubblica resterà aperta fino al 31 ottobre 2026, con un parere tecnico da parte di EFRAG previsto per gennaio 2027.
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