L’Abkhazia, un territorio di 250mila abitanti riconosciuto solo da Mosca e da una manciata di alleati, vive in un equilibrio fragile tra dipendenza russa e speranze di dialogo con la Georgia. Daur Buava, uno dei blogger più famosi del piccolo stato, è morto a Tbilisi in circostanze ancora da chiarire, ma il suo attivismo per il dialogo con la vicina Georgia ha suscitato reazioni inquietanti. Le autorità abcasi avevano aperto un procedimento penale per tradimento dello Stato, temendo che i suoi discorsi potessero minare la sicurezza nazionale. La sua morte è avvenuta proprio mentre qualcosa, su entrambe le sponde dell’Enguri, sembrava iniziare a muoversi.
Un territorio in bilico tra due potenze
L’Abkhazia, situata nel Caucaso e affacciata sul Mar Nero, è un angolo di terra che, nonostante la sua indipendenza de facto, dipende totalmente da Mosca. Da oltre quindici anni, la Russia ha schierato lì un sistema di missili di difesa aerea S-300, ora in stato di “massima allerta” contro i droni ucraini. Inoltre, nella località di Ochamchire, si sta allestendo una nuova base di supporto militare. Questo avamposto strategico per la Russia è un elemento cruciale in un bacino diventato fronte di guerra.
La situazione è ulteriormente complessa dal fatto che l’Abkhazia è stretta tra l’incudine e il martello: da una parte la Georgia, che vorrebbe riportarla sotto il proprio controllo; dall’altra la Russia, da cui Sukhumi dipende totalmente. La dipendenza economica e militare da Mosca è un fattore determinante, ma non è l’unica. La Russia ha paura della mobilitazione e cerca di rafforzare la sua influenza in Abkhazia, come suggeriscono i preparativi per le elezioni parlamentari russe, che prevedono l’allestimento di ben 35 seggi, oltre il 10% di tutti quelli allestiti all’estero.
La crisi del carburante ha creato un momento di svolta inaspettato.
Un dialogo difficile tra due popoli
Nonostante la tensione, esistono segnali di dialogo. La crisi del carburante, causata dai droni ucraini che hanno colpito le raffinerie russe, ha portato a una situazione inaspettata: la Georgia ha inviato 300 tonnellate di carburante all’Abkhazia, presentandole come aiuto umanitario. Questo gesto, pur se inaspettato, ha suscitato polemiche, con l’opposizione che teme che la benzina finisca nelle mani dei russi. «Non era una spedizione così grande, non è finita ai russi», dice il giornalista abcaso Inal Khashig. Nonostante questo, le tensioni hanno radici profonde. «La crisi del carburante non riavvicinerà la Georgia all’Abkhazia», afferma Khashig. «Le tensioni hanno radici profonde e l’indipendenza l’abbiamo pagata a caro prezzo». La Georgia, per convenienza della sua politica interna, ha trasformato il conflitto georgiano-abcaso in un conflitto georgiano-russo. Questo ha portato a una distorsione dei fatti, con la Georgia che vede l’Abkhazia come una pedina di Mosca.
La dipendenza da Mosca non è l’unica forma di legame con la Russia.
L’Abkhazia, pur avendo bisogno della Russia, non concede tutto gratis. «L’Abkhazia ha bisogno di Mosca, ma non concede tutto gratis: cerca di imporsi con piccoli accordi e concessioni», afferma Eleonora Sacco, scrittrice esperta di Caucaso. La dipendenza da Mosca è un fattore cruciale, ma non è l’unica. L’Abkhazia ha anche un progetto comune con la Georgia: la centrale idroelettrica di Enguri, una delle più alte al mondo. «La diga è in territorio georgiano, la centrale in territorio abcaso. E la collaborazione non si è mai interrotta», sottolinea Khashig.
Nonostante la tensione, esiste un’aspettativa di dialogo. «Il fiume che divide quei due territori può anche essere una cerniera che unisce», afferma Khashig, ricordando le parole del blogger pacifista Daur Buava. La sua morte è un simbolo di un’aspettativa di dialogo, ma anche di un conflitto che non si risolve facilmente. L’Abkhazia vive tra dipendenza e speranza, tra Russia e Georgia, in un equilibrio fragile che potrebbe cambiare con il tempo.



