Un caccia Eurofighter F-2000 italiano è stato colpito e danneggiato durante un attacco alla base aerea di Tàif, in Arabia Saudita, dove è presente personale italiano impegnato nell’operazione Inherent Resolve. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha confermato che nessun militare italiano è stato coinvolto nell’episodio, che si è verificato nella notte. L’evento ha suscitato preoccupazioni e richieste di maggiore trasparenza da parte di gruppi parlamentari e opposizioni.
Operazione Inherent Resolve e rischi per il personale italiano
L’Italia, attraverso la Task Force Air Arabia, contribuisce alla difesa dell’Arabia Saudita, che ha aderito agli attacchi degli Stati Uniti contro milizie filoiraniane. Il personale italiano, composto da circa 400 militari, è schierato nella base aerea di Tàif, dove sono state registrate diverse minacce di attacchi da parte dei gruppi Houthi. Nei giorni scorsi, le forze armate saudite avevano denunciato il rischio di rappresaglie, un’eventualità preannunciata anche dai vertici militari Houthi.
Il ministro ha sottolineato che le misure di sicurezza sono state attivate e monitorate con la massima attenzione.
Crosetto ha spiegato che il velivolo italiano colpito si trovava in un’area decentrata all’interno della base, ma non è stato danneggiato alcun mezzo o infrastruttura utilizzato dal personale italiano. Il ministro ha inoltre richiesto una nuova valutazione sulle opzioni operative, in vista di una riunione al ministero della Difesa. L’obiettivo è garantire la tutela del personale e operare con la necessaria responsabilità.
Opposizioni e richieste di trasparenza
Le opposizioni, in particolare i gruppi M5S, hanno espresso preoccupazione per la mancanza di informazioni sui rischi per i militari italiani. Da luglio, avevano chiesto al governo un’informativa urgente sui rischi per i 400 uomini schierati nella base saudita. L’assenza di risposte ha alimentato l’insoddisfazione e la richiesta di un intervento parlamentare. I deputati hanno sottolineato che il governo è rimasto silente e inerte, nonostante i rischi già denunciati.
La situazione ha messo in luce la necessità di maggiore trasparenza e coinvolgimento del Parlamento.
La base aerea di Tàif è un punto strategico per i raid sauditi sullo Yemen, e il coinvolgimento italiano nella difesa di uno Stato in conflitto con l’Iran ha suscitato dibattiti su come l’Italia contribuisca alla sicurezza regionale. L’operazione Inherent Resolve, iniziata alla fine di marzo 2026, ha visto l’Italia dispiegare circa 700 uomini in Arabia Saudita, Bahrein e Kuwait, con capacità di allarme precoce, comando e controllo, difesa aerea e sorveglianza radar.
La posizione del governo e le prossime mosse
Il governo italiano, attraverso il ministro Crosetto, ha rassicurato che le misure di sicurezza sono state attivate e monitorate con la massima attenzione. Tuttavia, le opposizioni hanno sottolineato che non è stato garantito un coinvolgimento pieno del Parlamento, nonostante le richieste di informazioni. L’assenza di dati espliciti sui mezzi e sul numero di uomini schierati ha alimentato le critiche.
La situazione rimane delicata e richiede una gestione attenta da parte delle autorità.
Il ministro ha confermato che avrà il primo aggiornamento nel corso di una riunione al ministero della Difesa, dove saranno valutate le opzioni operative e le misure di sicurezza. L’obiettivo è garantire la tutela del personale e operare con la necessaria responsabilità. La situazione rimane sotto osservazione, con l’obiettivo di evitare ulteriori danni e di mantenere la sicurezza del personale italiano in un contesto di tensioni regionali.



