La Cappella Clementina, nella Basilica di San Pietro, ha visto completare il restauro conservativo della sua cupola, restituendo al luogo il suo antico splendore. L’intervento, avviato nel maggio 2025, ha interessato 371 metri quadrati di mosaici realizzati tra il 1601 e il 1604 su cartoni di Cristofano Roncalli, detto ‘il Pomarancio’. L’operazione ha incluso anche la decorazione in stucco, garantendo unitarietà all’intero apparato decorativo. L’obiettivo principale era assicurare la stabilità e la conservazione nel tempo delle superfici, preservando l’integrità dell’opera.
Il restauro è stato preceduto da una campagna diagnostica articolata, che ha incluso la documentazione fotografica, analisi di laboratorio sui materiali, mappatura digitale delle forme di degrado e indagini endoscopiche. Il montaggio del ponteggio, avvenuto nel gennaio 2025, ha permesso di approfondire lo stato di conservazione delle superfici e di individuare criticità legate al degrado naturale e agli interventi precedenti. Il rilievo e la documentazione dell’intervento sono stati gestiti attraverso la metodologia BIM, un sistema che ha reso possibile la creazione di un archivio digitale interrogabile e aggiornabile nel tempo. Il restauro ha garantito la stabilità strutturale e la leggibilità formale dell’opera. Le operazioni hanno previsto la pulitura e il consolidamento adesivo e coesivo, rivolto sia alla matrice costitutiva degli elementi modellati sia alla pellicola dorata. L’intervento ha contrastato i fattori intrinseci ed estrinseci di degrado, ripristinando la corretta leggibilità formale e cromatica dell’opera.
La cupola della Cappella Clementina è caratterizzata da una ricca decorazione ornamentale con putti, festoni e simboli araldici della famiglia Aldobrandini. Nei pennacchi sono raffigurati i quattro Dottori della Chiesa, mentre le lunette ospitano episodi biblici. Il progetto, che prende il nome da Papa Clemente VIII, al secolo Ippolito Aldobrandini, fu realizzato su progetto di Michelangelo Buonarroti e completato da Giacomo della Porta nel 1580. L’opera fa parte del sistema di ambienti che circondano la Confessione di San Pietro e si inserisce nel contesto della Controriforma, con il contributo determinante del cardinale Cesare Baronio. Il restauro ha restituito la ricchezza iconografica e artistica della cappella. Le operazioni di restauro hanno incluso la rimozione degli elementi incongrui, la stuccatura delle lacune e la presentazione estetica finale. Il risultato è un’immagine di splendore che richiama la grandezza dell’arte del Seicento romano.
Il lavoro ha restituito alla Cappella Clementina la sua ricchezza iconografica e artistica, un simbolo della tradizione romana e del patrimonio culturale italiano. La conservazione del luogo rappresenta un passo importante per la protezione e la fruibilità di un’opera che ha visto la sua storia intersecarsi con i grandi nomi dell’arte e della Chiesa.
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