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venerdì 18 Settembre 2026

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La guerra ibrida e il vuoto delle regole internazionali: droni e disinformazione in gioco

La guerra ibrida si evolve con droni e disinformazione, ma mancano regole internazionali vincolanti.

La guerra si sta trasformando in una dimensione diversa, in cui strumenti come i droni, la disinformazione e gli attacchi informatici si integrano in una strategia complessa. L’Ucraina, in particolare, è diventata un laboratorio per questa nuova forma di conflitto, con la NATO che investe oltre 40 miliardi di dollari in capacità anti-drone. Tuttavia, il Sipri segnala che non esiste un strumento internazionale vincolante per regolamentare l’uso di droni armati e sistemi autonomi letali. Il fenomeno, che include la guerra elettronica, la propaganda e la sorveglianza, ha reso il confine tra pace e guerra sempre più labile.

La guerra ibrida: un modello diverso

La guerra ibrida non è solo un insieme di strumenti diversi, ma un modo diverso di concepire il conflitto. Strumenti militari e non militari vengono utilizzati insieme per colpire un avversario, condizionarne le decisioni o indebolirne la capacità di reagire. Durante la seconda guerra mondiale, gli aerei lanciavano volantini per diffondere messaggi propagandistici; oggi, la velocità e la pervasività della comunicazione hanno reso il fenomeno molto più potente. Un messaggio può raggiungere milioni di persone in pochi minuti, e un contenuto manipolato può essere rilanciato automaticamente attraverso reti sociali e sistemi digitali.

La trasformazione dei droni e la loro impatto

I droni, in particolare, stanno cambiando la natura della guerra. Sono relativamente economici ma possono costringere l’avversario a utilizzare sistemi di difesa molto più costosi. Secondo il Sipri, nel 2025 i missili e i droni armati sono stati utilizzati in conflitti per attacchi a lunga distanza, operazioni con sciami e missioni dirette nel territorio dell’avversario. La NATO ha riconosciuto questa trasformazione e ha lanciato l’iniziativa Drone Edge, con l’obiettivo di adattare la strategia alle nuove minacce. Gli alleati hanno annunciato investimenti per oltre 40 miliardi di dollari in capacità anti-drone, mentre l’obiettivo è aumentare di cinque volte il numero degli operatori di droni addestrati.

La guerra elettronica è considerata un elemento decisivo: disturbare le comunicazioni e i sistemi di navigazione può essere tanto importante quanto colpire fisicamente il drone. Esercizi sul fianco orientale hanno messo insieme droni, sistemi anti-drone, mezzi terrestri senza equipaggio e nuove tecnologie di comunicazione. Tuttavia, il problema non riguarda solo il campo di battaglia. I droni possono entrare nello spazio aereo degli Stati, sorvegliare infrastrutture e mettere alla prova i sistemi di sicurezza. La NATO ha indicato le ripetute incursioni di droni nello spazio aereo degli alleati come una delle ragioni per rafforzare la vigilanza.

Un vuoto di regole internazionali

Il Sipri rileva che la diffusione di piattaforme autonome o integrate con l’intelligenza artificiale sta crescendo rapidamente, ma le regole internazionali non seguono lo stesso ritmo. Gli strumenti internazionali di controllo degli armamenti coprono solo una parte dei sistemi Uav, e non esiste un strumento vincolante dedicato ai droni armati. L’istituto segnala inoltre questioni relative alla distinzione tra obiettivi militari e civili, alla proporzionalità e alla responsabilità nell’impiego di sistemi autonomi letali.

La guerra ibrida non è solo una guerra combattuta con strumenti diversi, ma un modo diverso di concepire il conflitto. Un sabotaggio può accompagnare un’offensiva militare; una campagna di disinformazione può precedere una crisi; un drone può attraversare un confine senza che sia chiaro se si tratti di un incidente, di un’operazione deliberata o di una provocazione. La guerra in Ucraina mostra quanto rapidamente queste tecnologie possano cambiare la natura del conflitto, ma la NATO e il Sipri segnalano che la proliferazione degli Uav sta procedendo più rapidamente delle regole internazionali che dovrebbero governarne l’impiego.

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