Il militare perugino Angelo Foccià, morto in missione internazionale nel 1999, è stato ricordato e onorato da L’Arma e dal Ministero della Difesa. La madre, Antonietta, ha espresso la sua gratitudine e il suo dolore, dicendo: “Non ci avete dimenticati”. L’evento si è svolto a Perugia, dove il carabiniere è nato e dove la sua famiglia ha sempre vissuto il ricordo del suo sacrificio. Il riconoscimento ricevuto è il titolo “Veterano delle missioni internazionali” Ni.Bo., un onorifico che celebra il contributo del militare alle missioni di pace e di sorveglianza.
Angelo Foccià, all’età di 30 anni, è deceduto il 3 giugno 1999 a Zvornik, in Bosnia-Erzegovina, durante la missione internazionale SFOR Cara. Era in pattuglia insieme al Tenente Fabio Innamorati e al Maresciallo Marcello Gallori, anch’egli deceduto in quel tragico evento. Il sacrifico di Foccià, come quello di tanti altri militari, ha avuto un impatto profondo sulla comunità e sulle istituzioni. La sua morte non è rimasta senza riconoscimento: dopo 25 anni, il suo nome è stato celebrato a Perugia e al Ministero della Difesa.
La madre, Antonietta, e la figlia, sorella del militare, hanno espresso la loro gratitudine all’Arma dei Carabinieri per la vicinanza costante e per aver mantenuto vivo il ricordo di Angelo. La cerimonia ha visto la partecipazione della famiglia, del Comandante della Compagnia Carabinieri di Perugia, Maggiore Roberta Cozzolino, e del Comandante della Stazione Carabinieri Capoluogo, Luogotenente Claudio Zeni. L’Associazione Nazionale Carabinieri ha anche partecipato al riconoscimento, dimostrando il legame tra le nuove generazioni e i militari caduti o in pensione.
Il titolo “Veterano delle missioni internazionali” Ni.Bo. rappresenta un’ulteriore testimonianza dell’attenzione delle Istituzioni verso chi ha prestato servizio in missioni estere. Foccià, con il suo coraggio e il suo impegno, ha contribuito all’assolvimento dei compiti assegnati al contingente italiano. Il suo sacrificio, pur avvenuto molti anni fa, continua a essere un simbolo di dedizione e di onore.
La sua storia, raccontata con emozione e rispetto, è un ricordo che non si perde. La sua figura, insieme a quelle di altri militari, è un’altra testimonianza del ruolo delle forze armate nel mantenere la pace e la sicurezza in contesti di crisi. La sua famiglia, con la sua gratitudine, ha espresso un sentimento che unisce il passato al presente, e che rimarrà impresso nella memoria di tutti. La madre ha espresso la sua gratitudine e il suo dolore, dicendo: “Non ci avete dimenticati”. Il riconoscimento ricevuto è un simbolo di riconoscenza e di rispetto per il servizio prestato. La sua storia è un esempio di dedizione e di coraggio, che continua a ispirare le nuove generazioni.
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