Roberto Di Bella, presidente del Tribunale per i minorenni di Catania, ha sottolineato l’importanza della legge “Liberi di scegliere” come strumento per aiutare le vittime di mafia a spezzare i legami con i clan. La legge, approvata recentemente, offre un’alternativa concreta a chi vuole lasciare il contesto mafioso, garantendo supporto psicologico, pedagogico e sociale. Di Bella ha spiegato che la legge non si occupa solo di processi giudiziari, ma offre un’opportunità di vita diversa per famiglie che hanno subito traumi legati alla criminalità organizzata.
La legge “Liberi di scegliere” è vista da Di Bella come un modello unico a livello mondiale. “Nessuno è condannato dalla propria nascita”, ha detto, sottolineando che l’obiettivo non è solo processuale, ma offre un’alternativa di vita. La legge permette ai nuclei familiari di cambiare il cognome, di lasciare il quartiere e di integrarsi in un ambiente nuovo, con un supporto costante. Questo supporto, che include psicologia, assistenza sociale e lavoro, è fondamentale per aiutare i ragazzi e le donne a superare i traumi legati alle carcerazioni improvvisi o alle umiliazioni subite.
La legge prevede che lo Stato si impegni direttamente nel supporto psicologico e sociale, garantendo alloggi, aiuti economici e inserimento lavorativo. Tuttavia, Di Bella ha sottolineato che la collaborazione con il terzo settore, come Libera, la Conferenza Episcopale Italiana e le Caritas, rimane fondamentale. “Il calore umano è fondamentale”, ha detto, ricordando che in passato il supporto è stato garantito grazie a fondi della Chiesa e a reti di volontari. Oggi, con la legge, lo Stato si impegna in prima persona, ma la rete di relazioni e di sostegno continua a essere cruciale.
A Catania, l’ASP ha assunto 22 professionisti specializzati per accompagnare i nuclei familiari, creando equipe dedicate al trauma legato alla criminalità organizzata. In Sicilia, una legge regionale ha cristallizzato le prassi catanesi, permettendo un approccio più strutturato e sistematico. Di Bella ha espresso la speranza che altre regioni seguano questo percorso virtuoso, contribuendo a scardinare i sistemi di criminalità organizzata. La legge “Liberi di scegliere” è vista come una chiave di volta per migliaia di persone. “Questo progetto ha dato risultati enormi”, ha detto Di Bella, ricordando che molti nuclei familiari hanno trovato una nuova vita. Alcune donne si sono rifatte una vita, assumendo un accento diverso da quello della Calabria o della Sicilia. La speranza è che questa legge permetta a tutti di scegliere un’alternativa, senza essere condannati dalla propria origine.
Di Bella ha anche ricordato che il supporto psicologico e pedagogico è previsto nella legge, con un accompagnamento costante per i ragazzi e le loro mamme. Molti di questi nuclei familiari provengono da contesti patriarcali difficilissimi, dove hanno subito umiliazioni e dolori molto forti. L’abbandono del contesto traumatico, pur se accompagnato da una certa sicurezza, richiede un sostegno psicologico per tutti i componenti del nucleo familiare e una rete di relazioni, che la legge prevede esplicitamente.
La legge, inoltre, prevede l’impegno dello Stato a trovare un alloggio per i primi due anni, prorogabile fino a tre, e a provvedere a un aiuto economico e a tutto ciò che serve per l’inserimento lavorativo e l’inclusione sociale. Anche se se ne fa carico lo Stato, Di Bella ha sottolineato che resta importante la sinergia col Terzo settore, innanzitutto con Libera, la Cei, la Caritas, che continuano a rimanere fondamentali.
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