Il tennis contemporaneo sembra essere in bilico tra intensità e sostenibilità. Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, due dei migliori giocatori del momento, stanno affrontando una stagione segnata da infortuni, riposi precauzionali e un calendario che, seppur non record, sollecita preoccupazioni. La domanda che si pone il pubblico e gli esperti è chiara: si gioca davvero più partite che in passato? La risposta, come emerge dai dati, non è così semplice.
Fino a oggi, Sinner e Alcaraz hanno giocato rispettivamente 47 e 30 partite, un numero inferiore rispetto a molti top 30. Tuttavia, il confronto con i Big Three del passato rivela una differenza non solo quantitativa, ma soprattutto qualitativa. A 25 anni, Sinner e Alcaraz giocavano meno tornei rispetto a Federer, Nadal e Djokovic negli stessi anni. Per esempio, a 25 anni, Nadal aveva già giocato 60 tornei, mentre Sinner ne ha disputati solo 121 in carriera. La differenza non è solo nella quantità, ma nell’intensità del gioco.
La media delle partite giocate dai top 50 oggi si attesta intorno a 45-65 al anno, mentre un top 50 del 2005-2010 spesso giocava tra 55 e 75. L’intensità del gioco, però, è aumentata. Le racchette più leggere e le corde rigide imprimono forza attraverso il braccio, aumentando il rischio di infortuni agli arti superiori. Inoltre, le palline sono state modificate, rendendole più leggere e morbide, il che richiede uno sforzo maggiore per ottenere potenza. Questi fattori, insieme a superfici di gioco più omogenee, hanno reso i match più logoranti.
Se si guarda al passato, i Big Three di Federer, Nadal e Djokovic giocavano in media 18-20 tornei a stagione, spesso superando le 90 partite. A 25 anni, Federer aveva già giocato 590 partite, Nadal 640 e Djokovic 575. Oggi, invece, Sinner e Alcaraz giocano una quindicina di tornei all’anno, con un totale di partite inferiore a 80. La differenza non è solo nella quantità, ma nella qualità del gioco e nella sua intensità.
La media delle partite giocate dai top 20 dell’Atp è scesa da 25 tornei all’anno vent’anni fa a 18-22 oggi. Questo indica una riduzione del numero di tornei, ma un aumento dell’intensità e della pressione su ogni singola partita. Il risultato è un calendario che, pur non essendo record, sollecita preoccupazioni per la sostenibilità a lungo termine. La questione non è solo tecnica, ma anche etica. Se il tennis contemporaneo sta logorando i giocatori, come sostiene qualcuno, allora è necessario un dibattito su come gestire il calendario e le condizioni di gioco. La risposta non è solo numerica, ma anche culturale: il tennis deve trovare un equilibrio tra intensità e sostenibilità.
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