Il sindacato Usb ha denunciato l’azienda Takeda e l’associazione sindacale Cisl per aver sottoscritto un accordo prima del tavolo regionale convocato per discutere la riorganizzazione dell’industria farmaceutica a Pisa. L’operazione, secondo il sindacato, rischia di trasformare una riorganizzazione industriale in un’operazione di riduzione del costo del lavoro, con conseguenze direttamente sui lavoratori. L’azienda, che ha già effettuato nuove assunzioni attraverso la somministrazione e continua a utilizzare lavoro straordinario, ha presentato al tavolo un accordo già firmato con una sola organizzazione sindacale, senza aver coinvolto il resto della rappresentanza dei lavoratori.
Usb ha sottolineato che l’operazione di Takeda non è stata discussa in modo trasparente e che i criteri per l’individuazione dei lavoratori da escludere non sono stati chiariti. Il sindacato sostiene che la mancanza di concertazione possa portare a una riduzione del costo del lavoro, con conseguenze direttamente sui lavoratori. Secondo Usb, l’azienda ha rifiutato l’apertura di un ammortizzatore sociale per accompagnare la riorganizzazione, pur avendo a disposizione un meccanismo che potrebbe tutelare l’occupazione e mantenere aperta la prospettiva occupazionale.
La Regione aveva proposto un ammortizzatore sociale, ma Takeda lo ha rifiutato. L’azienda si è presentata al tavolo con un accordo già sottoscritto con una sola organizzazione sindacale, senza aver coinvolto il resto della rappresentanza dei lavoratori. Secondo Usb, il costo complessivo dell’operazione costruita da Takeda è nell’ordine di circa un milione di euro, una cifra significativa che risulta addirittura superiore al costo che avrebbe potuto comportare l’apertura di un ammortizzatore sociale.
Usb ha anche sottolineato che i lavoratori che da anni operano nello stabilimento di Pisa vengono messi davanti alla prospettiva dell’uscita. Se esiste un problema di volumi e di occupazione, il sindacato chiede spiegazioni su perché si continua a utilizzare lavoro straordinario e perché si continua a ricorrere alla somministrazione. Se invece il lavoro continua a essere necessario, allora bisogna discutere di stabilizzazione e continuità occupazionale, non di espulsione dei lavoratori.
La riduzione del costo del lavoro rischia di colpire direttamente i lavoratori. Il sindacato ha ribadito che questa operazione non può essere considerata semplicemente una conseguenza della delocalizzazione di alcune attività verso Vienna. Il problema riguarda il futuro industriale e occupazionale dello stabilimento di Pisa. Takeda deve spiegare quali sono realmente le proprie intenzioni, quali attività resteranno a Pisa, quali investimenti sono previsti e perché lavoratori necessari alla produzione vengono espulsi mentre l’azienda continua ad avere bisogno di lavoro. Il sindacato ha anche ricordato che la conciliazione in sede protetta è prevista per chi aderisce all’accordo, e che ogni lavoratore deve valutare con la massima attenzione qualsiasi atto che possa incidere sulle proprie possibilità di tutela individuale, soprattutto considerando le questioni giuridiche ancora aperte sull’utilizzo della somministrazione e il percorso legale che Usb ha avviato.
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