Massimo Lorusso, 55 anni, nato a Milano, racconta il momento che ha stravolto la sua vita: un tuffo durante una vacanza a Rimini nel 1988, che lo ha lasciato paralizzato dal collo in giù. Dopo 38 anni, finalmente decide di raccontare la sua storia, con una forza che esce da una sofferenza profonda e una determinazione a non fermarsi al dolore. “La sofferenza esiste, il dolore esiste, ma bisogna scegliere di non fermarsi a essi”, dice, spiegando come la sua vita è cambiata in modo drastico da quel gesto apparentemente innocente.
Il 14 agosto 1988, Massimo aveva 17 anni e si trovava a Rimini per un breve weekend con un amico. Aveva appena scoperto della nascita di sua figlia, che gli era stata tenuta nascosta. Era un momento di gioia e speranza, ma il destino ha avuto la sua parola. Un tuffo da un pontile di legno, apparentemente banale, si è trasformato in tragedia. “Sbatto la testa talmente forte da rimanere in mare a galleggiare, con tutta la folla che nel frattempo si era radunata attorno a me, credendomi morto”, racconta. La corsa disperata all’ospedale di Rimini e all’elisoccorso al Rizzoli di Bologna ha segnato l’inizio di una nuova vita, piena di dolore e sfide.
La sentenza dei medici fu chiara: non avrebbe più potuto muoversi. Ma Massimo ha scelto di non fermarsi. “La voglia di vivere ha prevalso”, dice, spiegando come ha affrontato lo scoraggiamento, la depressione e la difficoltà di rimanere vicino a sua figlia. Oggi, pur essendo paralizzato, riesce a muovere la carrozzina in autonomia, grazie al comando vocale. “Ho smesso di concentrarmi su ciò che non potevo fare per concentrarmi, invece, su quello che avrei potuto fare”, racconta, mostrando una forza interiore che lo ha portato attraverso 15 anni di strutture socio-sanitarie.
Massimo ha deciso di scrivere un libro, intitolato “La voce del silenzio – Quello che le parole non dicono”, che racconta non solo la sua storia, ma anche le origini della sua famiglia. “Non è soltanto un racconto della mia vita: in queste pagine ripercorro le mie origini, la storia della mia famiglia. Rompo il silenzio che ho scelto di tenere per ben 38 anni”, spiega. Il libro è stato pubblicato il 14 agosto 2026, esattamente il giorno in cui, nel 1988, finiva la sua vita di prima.
La sua storia è un esempio di come la lotta e la scelta di non fermarsi al dolore possano portare a una vita diversa. Massimo non nega di avere ancora un sogno nel cassetto: “Mi piacerebbe che un editore si accorgesse di me, visto che io non ho la possibilità di investire sul mio libro, vivendo con la pensione sociale”, conclude. La sua vita, però, è un esempio di come la lotta e la scelta di non fermarsi al dolore possano portare a una vita diversa, piena di significato e di speranza.
La sua seconda vita, quella dopo Rimini, Massimo l’ha trascorsa immergendosi nella lettura. “Sono un avido lettore e non ho mai voluto scrivere un libro sulla mia storia fino all’ultimo”, aggiunge. Il rapporto con la figlia, parallelamente, si sviluppa non senza qualche difficoltà. “Per un lungo periodo non mi hanno permesso di vederla, l’ho reincontrata a 12 anni dopo ben sette di lontananza”, racconta. Oggi, però, la sente regolarmente e sa che è tanto fiera di lui. La sua vita ha conosciuto un nuovo inizio quando ha incontrato Sonia, con la quale si è sposato nel 2019. “Da allora ho iniziato finalmente a vivere in casa, non mettendo più piede nelle strutture”, spiega. Il rapporto con la figlia, però, non è stato sempre facile. “Per un lungo periodo non mi hanno permesso di vederla, l’ho reincontrata a 12 anni dopo ben sette di lontananza”, racconta. Oggi, però, la sente regolarmente e sa che è tanto fiera di lui.
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