La preside dell’Istituto Besta, Renata Moretti, ha chiarito i limiti dell’abbigliamento in classe, mettendo un freno a scelte come natiche scoperte o hot pants. «Qui non siamo in spiaggia né in discoteca», ha sottolineato, spiegando che l’istituto ha deciso di definire in modo concreto cosa si intende per abbigliamento idoneo. La scelta nasce dall’aggiornamento del regolamento d’istituto approvato lo scorso anno, che ha incluso anche il tema dell’abbigliamento degli studenti. La dirigente ha riconosciuto che alcune norme potrebbero scontrarsi con le tendenze del momento, ma ha sottolineato che sono necessarie per educare al rispetto dei luoghi e delle persone con cui si convive.
La preside ha spiegato che l’istituto ha osservato comportamenti degli studenti che, a suo avviso, possono essere considerati indecorosi o addirittura provocatori. «Penso ad esempio ai ragazzi che indossano i calzoni lasciando totalmente scoperto il deretano, per quanto velato dalla biancheria intima, o alle studentesse in hot pants così succinti da esporre le natiche», ha detto Moretti. Questi esempi hanno portato alla decisione di stilare un elenco chiaro di cosa sia considerato idoneo per l’abbigliamento in classe. L’obiettivo, ha spiegato, non è limitare la libertà di espressione, ma stabilire dei limiti legati al contesto scolastico.
La scuola non mette in discussione la libertà di espressione, ma chiede di rispettare il contesto. Moretti ha riconosciuto che alcune delle indicazioni del regolamento potrebbero andare contro le mode attuali, ma ha sottolineato che sono necessarie per educare al rispetto. «Certo, alcune indicazioni vanno contro le mode, ma sono necessarie per educare al rispetto dei luoghi e delle persone con cui conviviamo», ha affermato. L’istituto non mette in discussione la libertà degli studenti di scegliere il proprio stile, ma chiede che questa venga esercitata tenendo conto dell’ambiente in cui si trova.
La decisione di chiarire i limiti dell’abbigliamento è parte di un più ampio aggiornamento del regolamento d’istituto, approvato lo scorso anno dal collegio docenti e dal consiglio di istituto. Tra i temi trattati c’è anche l’utilizzo dei telefoni cellulari e la condotta degli studenti. La preside ha spiegato che l’obiettivo è di fornire una guida concreta e oggettiva, in modo da evitare ambiguità e interpretazioni soggettive. «Nel precedente regolamento, infatti, compariva proprio questa espressione, ma secondo la dirigente si trattava di una formulazione troppo generica e capace di lasciare «ampio margine all’interpretazione soggettiva».
La scuola ha deciso di affrontare in maniera più precisa anche il tema dell’abbigliamento degli studenti. La scuola ha deciso di affrontare in maniera più precisa anche il tema dell’abbigliamento degli studenti, in base a osservazioni fatte all’interno dell’istituto. «Una scelta maturata anche osservando alcuni comportamenti degli studenti all’interno dell’istituto», ha spiegato Moretti. L’educazione, ha sottolineato, non è solo un tema di regole, ma di rispetto e di senso della misura. «L’istituto, dunque, non mette in discussione la libertà degli studenti di scegliere il proprio stile, ma chiede che questa venga esercitata tenendo conto dell’ambiente in cui ci si trova», ha concluso la preside.
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