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lunedì 21 Settembre 2026

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Lavoro e scuola

Aurora, la 17enne hikikomori, perde il suo punto di riferimento dopo il trasferimento della prof

Aurora, 17enne hikikomori, perde il rapporto con la sua insegnante di sostegno dopo il trasferimento. La famiglia chiede spiegazioni.

Aurora, una 17enne hikikomori che vive in isolamento da anni, ha trovato un punto di riferimento nella sua insegnante di sostegno, Luigia Ambrosino. Dopo un anno di lavoro con la docente, la ragazza ha iniziato a uscire di casa, partecipare a attività e persino vincere un premio al Salone del Libro di Torino. Tuttavia, con l’inizio del nuovo anno scolastico, Ambrosino è stata trasferita in un altro istituto, interrompendo il rapporto che aveva reso possibile il suo ritorno alla vita sociale. La famiglia ha chiesto di mantenere la continuità relazionale, ma la richiesta non è stata accolta. Aurora, che vive quasi sempre in casa, ha perso una figura chiave per il suo percorso di recupero.

Un rapporto costruito con fatica

Aurora, che vive in un grande centro dell’Emilia-Romagna, ha seguito le lezioni a distanza da quando è entrata in seconda media. Per anni, ha avuto pochissimi contatti con i coetanei e ha vissuto quasi sempre nella sua stanza. Con l’aiuto di Luigia Ambrosino, però, ha iniziato a fare passi in avanti. La docente, che ha costruito un rapporto di fiducia con la ragazza, è diventata per Aurora un “punto di riferimento importante”. Il piano educativo personalizzato (PEI) di Aurora ha sottolineato l’importanza di mantenere figure capaci di garantire fiducia e coerenza nel percorso della ragazza. La continuità relazionale era considerata essenziale per il suo recupero.

Un viaggio che ha significato molto

Con l’aiuto della professoressa, Aurora ha partecipato a un concorso letterario e ha vinto il primo premio al Salone del Libro di Torino. Per la ragazza, abituata a vivere quasi sempre in casa, il viaggio per ritirare il premio ha rappresentato un momento significativo. È stato un passo verso l’esterno, un segno che il suo percorso stava prendendo forma. Tuttavia, con il trasferimento di Ambrosino, quel momento di connessione con il mondo esterno è stato interrotto.

La madre di Aurora, Roberta, ha espresso preoccupazione per la mancanza di riconoscimento del sistema scolastico nei confronti delle specificità del ritiro sociale. «Non si tratta di una critica verso le nuove insegnanti», ha spiegato a Il Resto del Carlino, «ma verso un sistema burocratico cieco che non sa riconoscere le specificità del ritiro sociale». Per una ragazza che ha vissuto quasi sempre dentro casa, la scuola e le persone incontrate attraverso di essa sono uno dei pochi punti di contatto con il mondo fuori dalla sua stanza. Per la famiglia, cambiare una delle poche figure di riferimento significa costringere Aurora a ricominciare da capo un percorso già molto difficile.

La madre ha quindi scritto via Pec agli uffici scolastici territoriali e regionali per chiedere spiegazioni. «Nel nostro caso quale condizione è venuta meno ?», ha scritto. Al momento, è ancora in attesa di una risposta. La situazione di Aurora rappresenta un caso emblematico del bisogno di continuità relazionale per i ragazzi con ritiro sociale. La sua storia mette in luce le sfide del sistema scolastico nel riconoscere e supportare percorsi educativi personalizzati.

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