Un movimento politico in Italia sta prendendo forma, unendo diverse forze e ideologie per un obiettivo comune: fermare l’espansione militare europea e ridurre l’impatto della guerra in Ucraina. Nonostante le differenze ideologiche, i partecipanti condividono una posizione chiara: l’Ucraina non deve ricevere armi, l’Europa non deve diventare una potenza militare e il continente deve evitare la logica della potenza. Questo fronte, che non ha un simbolo, un segretario o una sede, attraversa sinistra radicale, Movimento 5 Stelle, settori del Partito Democratico e destra sovranista. La convergenza non è basata su un’ideologia comune, ma su una scelta politica condivisa: il disarmo.
Un’alleanza di opposizione alla potenza europea
La convergenza di opinioni si basa su una visione comune: l’Europa non deve diventare una potenza militare. Anche se le posizioni interne variano, il punto d’incontro è netto. Il Movimento 5 Stelle, ad esempio, ha approvato con il 91,7% degli iscritti la decisione di non proseguire l’invio di armi all’Ucraina e di respingere l’aumento della capacità militare europea. Questo orientamento è stato sostenuto da Giuseppe Conte, che ha parlato di pace, diritto internazionale e spesa sociale. Anche se le posizioni di Conte e di Roberto Vannacci sembrano opposte, entrambi condividono la convinzione che l’Europa non debba diventare una potenza.
La guerra viene riconosciuta come male morale, ma sempre meno come fatto politico che modifica confini, sovranità e rapporti di forza. La solidarietà all’Ucraina non deve essere accompagnata da un sostegno militare che priva il paese dello strumento necessario per difendersi. La domanda che ogni comunità politica deve affrontare è chi garantisce la nostra sicurezza, con quali mezzi e a quale prezzo. Rispondere con la priorità alla sanità o al clima non risolve questa domanda.
Un’alternativa alla potenza
La convergenza negativa di una predisposizione antropologica si manifesta nel fatto che soggetti diversissimi concordano con facilità su ciò che l’Europa non deve diventare, ma molto meno su ciò che dovrebbe diventare dopo. La politica estera, in questo contesto, diventa una categoria impolitica. La guerra non è più un fatto politico, ma un problema morale. Questo fenomeno ha radici profonde e si manifesta in diversi contesti: da sinistra a destra, da Movimento 5 Stelle a Pd, da Vannacci a Conte. La convergenza non è il risultato di un’alleanza segreta, ma di una scelta politica condivisa.
La convergenza di opinioni non è il risultato di un’alleanza segreta, ma di una scelta politica condivisa. L’Europa si trova davanti alla possibilità di diventare finalmente un soggetto della storia oppure continuare a essere il luogo nel quale altri soggetti esercitano la propria potenza. Il paradosso è che, mentre tutti proclamano di volere un’Europa «autonoma» e contro l’imperialismo statunitense, una parte crescente del sistema politico sembra pronta a respingere uno dopo l’altro gli strumenti senza i quali l’autonomia rimane soltanto una parola.



