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lunedì 21 Settembre 2026

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Luca de Angelis: 1000 startup deeptech e 1 miliardo di euro per il tech transfer in Italia

Luca de Angelis, Ceo di Tech Europe Foundation, punta a raccogliere 1 miliardo di euro per supportare 1000 startup deeptech in Italia.

Luca de Angelis, Ceo di Tech Europe Foundation (TEF), ha lanciato un progetto ambizioso per l’innovazione italiana: raccogliere 1 miliardo di euro e supportare la nascita di mille startup deeptech all’anno. L’obiettivo, spiega de Angelis, è creare un ecosistema in cui la ricerca scientifica si trasformi in impresa, collegando laboratori universitari con i luoghi dove si sviluppano le startup. L’idea nasce da un’esperienza di lunga data nel campo economico e di policy, con un passato che include collaborazioni con il Governo italiano e con figure di spicco come l’ex sindaco di Chicago Rahm Emanuel e il Ministro dell’Innovazione Vittorio Colao.

Un modello per il tech transfer

Il modello di TEF si basa sul tech transfer, un processo che permette alle idee di ricerca di diventare prodotti commercializzabili. De Angelis sottolinea che in Italia non mancano capitali, ma mancano idee su cui investire. «Non è che manchino capitali, quanto un numero sufficiente di idee su cui investire», afferma. Per questo, TEF finanzia scienziati e startup in una fase iniziale, quando i progetti sono considerati troppo rischiosi per un fondo di venture capital tradizionale. «Noi finanziamo scienziati», spiega, «in meno di due anni abbiamo supportato 100 ricercatori e una ottantina di startup».

Collaborazioni internazionali

Per potenziare l’ecosistema, TEF ha stretto un accordo con l’università di UC Berkley, in California, per progetti condivisi tra atenei statunitensi ed europei. L’obiettivo è creare una rete di ricerca scientifica che unisca l’innovazione italiana a quella statunitense. «Il fulcro è rappresentato da progetti di ricerca condivisi tra i laboratori di UC Berkeley e le università italiane, finanziati da TEF», spiega de Angelis. Almeno la metà di questi progetti avrà titolarità comune, un modello che unisce ricerca, trasferimento tecnologico e sviluppo imprenditoriale.

«L’Europa ha carta da giocarsi sul deeptech», afferma de Angelis, «ma fatica a tenere il ritmo con la frenesia contemporanea». Tuttavia, segnali positivi ci sono: «Penso alla proposta di EU Inc e agli ecosistemi oramai maturi in molti paesi europei». La Svezia, Monaco di Baviera, Copenhagen e Zurigo sono esempi di hub tecnologici che hanno sviluppato ecosistemi di eccellenza. «La Svezia, per esempio, ha saputo sviluppare il miglior ecosistema deeptech a livello europeo», conclude de Angelis.

Un campus per la connessione tra ricerca e impresa

Entro il primo trimestre del 2027, TEF avrà a disposizione un nuovo campus a Bovisa a Milano, dove saranno presenti laboratori di aziende come STMicroelectronics e EssilorLuxottica. «Creando dei luoghi dove le idee possano circolare», spiega de Angelis, «è necessario collegare i laboratori con i luoghi dove stanno le startup». Questo modello di connessione è essenziale per far sì che l’ecosistema accolga 1000 startup all’anno. «Per raggiungere l’impatto auspicato riteniamo che la cifra minima da investire sia pari almeno a un miliardo di euro», afferma.

«Non c’è nessuna ragione strutturale per non farlo in Europa», conclude de Angelis. «Non vedo grosse differenze a livello di ingredienti. Se si prende un ragazzo o una ragazza che vive a Milano, Varsavia, Londra non si notano differenze rispetto a chi è cresciuto a San Francisco». L’obiettivo è dunque non solo di creare startup, ma di farle crescere in modo sostenibile, generando posti di lavoro e competitività. «L’innovazione spinta, che può favorire una maggiore competitività dell’Europa e ridurre al tempo stesso la dipendenza da player pubblici o politici esteri, deriva dalla massa critica di startup deeptech», conclude de Angelis.

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