Una consulente bancaria romana è stata rinviata a giudizio per aver utilizzato abusivamente l’identità digitale di una cliente, un’avvocata, per ottenere due bancomat e una carta di credito, con cui ha effettuato prelievi e acquisti per un totale di 182.851 euro tra il 2019 e il 2022. L’indagine, avviata internamente dall’istituto bancario, ha portato alla scoperta di una serie di movimentazioni anomale sui conti della donna, che ha riferito di non aver mai autorizzato tali operazioni. Il marito della consulente, 72 anni, è stato condannato a 200 ore di lavori di pubblica utilità e risponde di falsificazione di carte di pagamento.
Abuso di identità digitale per ottenere carte di pagamento
Secondo la ricostruzione della Procura di Roma, la donna avrebbe accesso al sistema telematico della banca utilizzando le credenziali o l’identità digitale della cliente, senza il suo consenso. Dopo aver ottenuto i dispositivi di pagamento, avrebbe effettuato prelievi e acquisti, in concorso con altre persone non ancora identificate. Le operazioni si sarebbero protratte per circa tre anni, fino all’ottobre 2022, raggiungendo la cifra complessiva di 182.851 euro. La banca ha rilevato le anomalie e ha avviato un’indagine interna che ha portato alla scoperta della truffa.
Le movimentazioni contestate si sarebbero susseguite per circa tre anni, fino all’ottobre 2022, raggiungendo la cifra complessiva di 182.851 euro.
La cliente, un’avvocata, ha riferito di non aver mai richiesto le carte né autorizzato le operazioni effettuate sui propri conti. La banca ha convocato la donna dopo che una funzionaria aveva rilevato movimentazioni anomale. La consulente, che lavorava presso la stessa sede del marito, avrebbe inoltrato una richiesta di emissione delle carte a nome della cliente, all’insaputa della titolare. L’indagine ha permesso di risalire alla responsabilità della donna e del marito, che sono ora sotto processo.
Collegamento tra consulente, marito e terza persona
Gli accertamenti hanno evidenziato un collegamento tra la consulente, il marito e un’altra persona, la cui identità non è ancora nota, nell’utilizzo delle carte e nei prelievi di denaro. La Procura ha contestato alla donna una serie di reati, tra cui truffa mediante sistemi informatici, accesso abusivo a un sistema informatico protetto e sostituzione di persona. Il marito, invece, risponde di falsificazione di carte di credito o altri mezzi di pagamento. La donna, 70 anni, è stata rinviata a giudizio con l’accusa di aver utilizzato abusivamente l’identità digitale della cliente.
La Procura contesta alla donna reati come truffa mediante sistemi informatici e accesso abusivo a un sistema informatico protetto.
La banca ha rilevato le anomalie e ha avviato un’indagine interna che ha portato alla scoperta della truffa. La consulente, 70 anni, è stata rinviata a giudizio e dovrà rispondere delle sue azioni davanti a un tribunale. Il marito, 72 anni, è stato condannato a 200 ore di lavori di pubblica utilità e risponde di falsificazione di carte di pagamento. L’indagine ha permesso di ricostruire l’intero episodio, che ha coinvolto non solo la consulente, ma anche il marito e un’altra persona.



