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martedì 22 Settembre 2026

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Esteri

Vertice Trump-Xi: una tregua fragile tra due potenze in bilico

Il vertice tra Trump e Xi si svolgerà a Washington, con un clima di cautela e una tregua fragile tra due potenze in bilico.

Il vertice tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping si terrà a Washington il 24 settembre 2026, in un contesto di relazioni economiche e diplomatiche in bilico. L’incontro, affiancato da alti funzionari del mondo degli affari, rappresenta un momento cruciale per due potenze globali che, nonostante anni di tensioni, cercano di mantenere una forma di stabilità strategica. La cautela prevale, e nessuna parte si aspetta un accordo rivoluzionario, ma piuttosto un tentativo di gestire le complessità del rapporto tra USA e Cina.

Un equilibrio fragile

La relazione tra Washington e Pechino è caratterizzata da un equilibrio fragile, in cui le tensioni commerciali e le dispute geopolitiche si alternano a momenti di collaborazione. L’incontro di settembre segue una serie di colloqui tra i due leader, tra cui la visita di Trump a Pechino a maggio e i colloqui a Busan, in Corea del Sud, nell’ottobre 2025. In quel momento, le parti avevano formalizzato un punto di stallo dopo mesi di dazi reciproci e limitazioni alle esportazioni.

La Cina aveva promesso di comprare prodotti agricoli statunitensi per un valore aggiuntivo di 17 miliardi di dollari e duecento aerei Boeing, a condizione di poter ottenere anche i pezzi di ricambio necessari. Le parti avevano inoltre concordato di ridurre i dazi sulle importazioni non sensibili, per un valore di 30 miliardi di dollari. A parte questo, il risultato più significativo era stato uno slogan: i due paesi avevano concordato di puntare a una “stabilità strategica costruttiva”, che suona ineccepibile, anche se non molto trumpiano.

La tregua non è un accordo definitivo, ma un tentativo di gestire le tensioni.

Un’attenzione alla guerra in Iran

Il contesto internazionale non è certo tranquillo. In un momento in cui la guerra in Iran non accenna a finire, i leader cinesi non hanno alcuna intenzione di provocare ulteriori shock al commercio globale. La Cina, pur avendo ridotto le sue esportazioni di terre rare verso il resto del mondo del 28 per cento rispetto al 2025, continua a sostenere la sua crescita economica. Gli Stati Uniti, da parte loro, hanno ridotto i dazi punitivi legati al ruolo della Cina nel commercio di fentanyl e hanno ripreso gli acquisti di soia statunitense.

La Cina ha rinviato l’adozione di un nuovo regime sulle esportazioni di minerali critici e batterie ad alta energia, mentre gli Stati Uniti hanno accettato di rinviare di un anno l’estensione della loro lista nera delle aziende cinesi. Questi passi segnano un tentativo di mantenere un equilibrio, ma non risolvono le profonde divergenze tra i due paesi.

La volontà di evitare ulteriori tensioni è un fattore chiave per la stabilità.

La diplomazia tra Washington e Pechino si svolge in un clima di attenzione e moderazione. Il presidente Trump e il leader cinese Xi Jinping sembrano entrambi disposti a giocare, ma con una certa prudenza. A luglio, Scott Bessent, segretario al tesoro statunitense, aveva paragonato le relazioni tra Cina e Stati Uniti alla pallanuoto, sport in cui l’agonismo in superficie spesso nasconde comportamenti più duri sott’acqua. “Ultimamente i cinesi ci hanno riempito di calci. Se necessario, tireremo calci anche noi”, aveva dichiarato all’emittente Fox Business. La buona notizia è che entrambi i leader sembrano voler continuare a giocare. Finché all’orizzonte ci sarà un incontro “importante”, le parti daranno prova di moderazione. Ed è proprio questo che rende gli incontri importanti. La tregua, sebbene fragile, resta un elemento chiave per evitare ulteriori tensioni e mantenere un equilibrio tra due potenze globali.

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