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mercoledì 23 Settembre 2026

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Cultura

Restano i fiori, a Palermo la mostra che racconta le vite dopo la tortura

A Palermo, mostra multimediale su sopravvivenza alla tortura e identità delle vittime.

Da domani, 30 settembre, a Palermo si apre una mostra che racconta le vite di chi ha sopravvissuto alla tortura. «Restano i fiori», il progetto multimediale di Valentina Tamborra, realizzato per Medici Senza Frontiere, sarà ospitato alle Officine Bellotti fino all’11 ottobre. L’iniziativa, nata da un incontro diretto con migranti e rifugiati, si propone di restituire un’identità più ampia a chi ha vissuto violenze intenzionali, mettendo al centro non il trauma ma le persone e ciò che rimane dopo la violenza.

Un percorso di riconoscimento e speranza

La mostra, composta da fotografie, video, immagini Instax, testi scritti e tracce audio, si basa sulla Narrative Exposure Therapy (NET), una metodologia psicoterapeutica che aiuta a ricostruire la continuità della vita. Il punto di partenza è una linea che rappresenta la vita della persona, lungo la quale vengono collocati sassi, fiori e candele: i sassi indicano episodi dolorosi, i fiori momenti di gioia, le candele le persone amate e perdute. La mostra cerca di restituire un’identità più ampia, fatta anche di affetti, desideri, ricordi e futuro.

Un lavoro che nasce dal contatto con le persone

Valentina Tamborra, fotografa e giornalista, ha realizzato il progetto dopo aver incontrato direttamente le persone che fotografa. Il suo lavoro, spesso legato a contesti di marginalità, si basa su un approccio che unisce fotografia e scrittura, con l’obiettivo di raccontare storie da ascoltare e restituire attraverso una combinazione di linguaggi. I suoi progetti sono stati esposti in diverse città italiane e pubblicati da numerose testate nazionali. Con «Restano i fiori», porta questa filosofia dentro un percorso particolarmente delicato: raccontare chi è sopravvissuto alla tortura senza lasciare che quella violenza diventi l’unica definizione della sua vita.

La mostra nasce dalla collaborazione con il progetto interdisciplinare di Medici Senza Frontiere a Palermo, che unisce competenze mediche, psicologiche e sociali per offrire assistenza e percorsi di riabilitazione a migranti e rifugiati sopravvissuti a torture e trattamenti degradanti. L’obiettivo è non solo di aiutare chi ha subito violenze, ma anche di far sentire la propria storia e il proprio valore. L’evento è stato curato dall’Accademia di Belle Arti di Palermo (Abapa), sotto la direzione della professoressa Agnese Giglia, insieme alle studentesse Giusy Romeo e Carmen Lo Presti.

L’inaugurazione è in programma mercoledì 30 settembre alle ore 18, con la presenza di Tamborra, dell’autore della video installazione Diego Ronzio e degli operatori del progetto di MSF a Palermo. La mostra sarà visitabile gratuitamente fino all’11 ottobre, dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 18.30. Un’esperienza aperta al pubblico, che cerca di restituire voce e identità a chi ha vissuto la violenza, ma anche a chi ha trovato la forza di sopravvivere.

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