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giovedì 24 Settembre 2026

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La Corte UE esclude l’ex Ilva dalle agevolazioni energetiche, nessun aiuto per imprese in difficoltà

La Corte Ue boccia le agevolazioni per l’ex Ilva, nessun aiuto alle imprese in difficoltà.

La Corte UE boccia le agevolazioni per l’ex Ilva

La Corte di giustizia dell’Unione europea ha reso nota una decisione che mette in discussione le possibilità di accesso delle imprese in difficoltà ai benefici riservati alle aziende che consumano grandi quantità di energia. L’esempio più significativo è rappresentato da Acciaierie d’Italia, noto come ex Ilva, che non potrà più beneficiare delle agevolazioni per l’acquisto di elettricità e gas. La decisione, resa nota il 24 settembre 2026, ha chiarito che l’amministrazione straordinaria può escludere l’azienda da tali vantaggi, a meno che non sia in una situazione di insolvenza confermata.

La Corte ha sottolineato che le regole europee non permettono deroghe per le imprese in difficoltà. Secondo i giudici, una procedura concorsuale subordinata all’accertamento dell’insolvenza è sufficiente a far rientrare un’azienda tra quelle “in difficoltà” ai fini delle norme sugli aiuti di Stato. Questo significa che l’ex Ilva, pur essendo in una fase di crisi, non può accedere a tali agevolazioni. La decisione ha anche richiamato il regime degli impianti di interesse strategico nazionale e l’applicazione dell’AIA statale.

Il contenzioso arriva al giudice amministrativo italiano

La sentenza non chiude il contenzioso: il giudice amministrativo italiano dovrà verificare il caso concreto e decidere sulla base dei principi stabiliti dalla Corte di giustizia. L’azienda, infatti, aveva presentato domande per accedere alle agevolazioni nel 2025, ma le autorità italiane le avevano respinte nel 2024, richiamando l’amministrazione straordinaria e lo stato di insolvenza. La Corte ha chiarito che la Commissione europea, fissando gli orientamenti sugli aiuti al salvataggio e alla ristrutturazione, ha volontariamente limitato il proprio margine di discrezionalità. Una deroga violerebbe principi generali del diritto UE, tra cui la parità di trattamento e la tutela del legittimo affidamento. Le agevolazioni non possono essere assimilate agli aiuti al salvataggio. La Corte ha sottolineato che gli aiuti alle imprese energivore non perseguono gli stessi obiettivi degli aiuti al salvataggio, e quindi non possono essere derogati. Questo significa che l’ex Ilva dovrà trovare altre soluzioni per ridurre i costi energetici, un ulteriore fronte di difficoltà in un contesto già complesso.

Un finanziamento di 100,5 milioni non risolve il nodo principale

Nel frattempo, il Senato ha approvato definitivamente un provvedimento che prevede fino a 100,5 milioni di euro di nuovo finanziamento per l’ex Ilva in amministrazione straordinaria. Le nuove risorse dovranno essere restituite entro sei mesi dalla scadenza del contratto di affitto o dalla vendita dell’azienda. Tuttavia, il sostegno finanziario non scioglie il nodo principale della vertenza: quello relativo alla continuità produttiva e, in particolare, al destino dell’area a caldo dello stabilimento tarantino.

Due appuntamenti giudiziari potrebbero incidere sugli sviluppi

Su questo fronte si avvicinano due appuntamenti giudiziari che potrebbero incidere sugli sviluppi della vicenda. Il 30 settembre è fissata davanti alla Corte d’Appello di Milano l’udienza sulla richiesta di sospensiva presentata dall’azienda in relazione al fermo dell’area a caldo. Il 20 ottobre, invece, la questione arriverà davanti alla Corte di Cassazione a Sezioni Unite. Questi due momenti potrebbero rappresentare un ulteriore passo nella difficile ricerca di soluzioni per l’ex Ilva.

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