Le formiche, in particolare la specie Crematogaster scutellaris, potrebbero diventare indicatori utili per valutare l’inquinamento da traffico nelle città. Un nuovo studio, condotto dall’Università di Parma e pubblicato sulla rivista Environmental Pollution, ha dimostrato che le particelle magnetiche accumulate sul loro corpo aumentano in aree con maggiore intensità di traffico. Questo fenomeno, osservato in 30 siti urbani e quattro aree di controllo prive di veicoli, suggerisce che gli insetti potrebbero offrire un metodo alternativo e complementare per monitorare la qualità dell’aria.
Un modello scientifico basato sulla suscettibilità magnetica
Secondo i ricercatori, ogni incremento di mille veicoli al giorno è associato a un aumento del 41 per cento della suscettibilità magnetica misurata sulle formiche. Questo dato, ottenuto confrontando le particelle accumulate sugli insetti con i flussi di traffico registrati dal Comune di Parma, indica una forte correlazione tra intensità del traffico e accumulo di particolato magnetico. La stessa relazione non è emersa nei campioni di suolo, suggerendo che le formiche possano fornire informazioni più dettagliate e locali rispetto alle analisi tradizionali.
Le formiche come sentinelle ambientali
La ricerca ha sottolineato come le formiche, grazie alla loro attività di foraggiamento e alla fedeltà al nido, accumulino particelle in modo più rappresentativo rispetto al suolo. Questo permette loro di restituire un’impronta integrata dell’esposizione a lungo termine. “Le formiche non registrano semplicemente la presenza di particelle, ma offrono un’indicazione delle condizioni locali”, spiega Donato A. Grasso, coordinatore scientifico dello studio e ricercatore del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università di Parma.
Il lavoro ha coinvolto esperti in biologia, etologia, ecologia, mineralogia e fisica, combinando misure di suscettibilità magnetica e microscopia elettronica a scansione per analizzare le particelle. I risultati hanno mostrato che le particelle accumulate sul torace delle formiche sono ricche di ossidi di ferro e contengono anche zinco, rame e titanio, con dimensioni e forme compatibili con il particolato derivato dal traffico. Questi dati potrebbero contribuire a creare mappe urbane più dettagliate della deposizione del particolato magnetico e a orientare interventi mirati.
Un approccio innovativo per il monitoraggio ambientale
Il protocollo proposto dai ricercatori prevede due fasi: un primo screening rapido basato sulla suscettibilità magnetica delle formiche e una successiva caratterizzazione delle particelle nei siti individuati come prioritari. Questo metodo potrebbe essere utilizzato per identificare aree critiche con una risoluzione spaziale superiore a quella delle centraline tradizionali. “Le formiche non sostituiscono le centraline, ma possono rappresentare una matrice biologica sensibile per individuare aree da monitorare”, conclude Grasso. La ricerca, intitolata Ants as bioindicators of urban traffic pollution, ha dimostrato come le abitudini degli insetti, come il contatto diretto con l’ambiente e la frequenza di movimento, possano rendere loro strumenti utili per il monitoraggio ambientale. Prima di un utilizzo su larga scala, il metodo dovrà essere verificato in diverse condizioni climatiche e ambientali, ma rappresenta un passo significativo verso un approccio più integrato e sensibile per la gestione dell’inquinamento urbano.



