Nel secondo trimestre del 2026, l’Unione europea ha prodotto il 54,1 per cento dell’elettricità da fonti rinnovabili, un leggero calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La produzione complessiva di elettricità è aumentata del 3,2 per cento su base annua, ma la crescita del settore rinnovabile ha registrato un incremento più modesto, pari al 2,8 per cento. Nonostante il boom del solare, che rappresenta il 41,6 per cento della produzione rinnovabile, il gas è rimasto al 13,3 per cento, sottolineando la persistente dipendenza dell’UE da fonti fossili.
La sfida del mix energetico
Jonathan Bruegel, analista del settore elettrico, ha sottolineato che il calo delle rinnovabili mette in evidenza la necessità di un mix diversificato di energia. Una produzione debole da idroelettrico ed eolico continua a riportare in gioco il gas. Anche se il solare è cresciuto, la sua tecnologia intermittente non è sufficiente a compensare la riduzione dei flussi idroelettrici, che sono rimasti al di sotto della media storica a causa delle siccità estive.
All’inizio del terzo trimestre, la società di intelligence energetica Montel ha segnalato che gli afflussi ai bacini e alle centrali idroelettriche in Austria e Svizzera erano quasi il 50 per cento sotto la media. La produzione idroelettrica in Austria è stata solo il 51 per cento dei livelli normali, a causa delle scarse precipitazioni. La Svizzera ha registrato un calo al 48 per cento, mentre la Germania e la Francia hanno visto un calo significativo. Questi dati mettono in luce la fragilità del sistema energetico europeo, che dipende in modo significativo da condizioni climatiche estreme.
La Lettonia in testa alla transizione
Nel secondo trimestre, la Lettonia ha guidato la transizione alle rinnovabili, con un’incidenza del 97,7 per cento nella produzione di elettricità, composta principalmente da idroelettrico e solare. La Danimarca e la Croazia seguono con quote del 94,3 e del 92,2 per cento, rispettivamente. Al contrario, la Slovacchia, la Cechia e Malta registrano quote molto più basse, con la Slovacchia che si attesta al 19,8 per cento.
Nonostante il calo delle rinnovabili, l’energia solare ha continuato a fare risparmiare all’UE 35,4 miliardi di euro in importazioni di gas evitate dall’inizio della guerra contro l’Iran. Tuttavia, l’espansione del solare non ha ancora frenato la produzione da gas, che nel secondo trimestre è salita dello 0,1 per cento. Il solare, pur intermittente, è una tecnologia più stabile rispetto all’idroelettrico e all’eolico, e che è necessario un maggiore investimento in capacità di accumulo e flessibilità del sistema. La sfida per l’Unione europea rimane quella di ridurre la dipendenza dal gas e di accelerare l’espansione delle fonti rinnovabili, anche in vista delle future sfide climatiche e geopolitiche. La diversificazione del mix energetico e l’incremento delle capacità di accumulo saranno chiave per garantire una transizione sostenibile e resiliente.



