La guerra non si limita alle vite perse e alle distruzioni materiali: lascia un’eredità tossica che può durare per decenni. Dalla guerra in Ucraina a Gaza, i veleni della guerra restano nel suolo, nell’aria e nell’acqua, compromettendo la salute delle popolazioni e l’ambiente per anni. L’uso di armi chimiche, metalli pesanti e materiali pericolosi ha creato un quadro di contaminazione che non si risolve con la fine del conflitto.
Contaminazione persistente e rischi a lungo termine
Le armi chimiche e i materiali tossici utilizzati in guerra rilasciano sostanze nocive che possono rimanere nell’ambiente per decenni. L’amianto, in particolare, è considerato l’eredità peggiore, poiché le fibre di questo minerale vengono rilasciate nell’atmosfera durante i bombardamenti e i crolli, e la latenza tra l’esposizione e lo sviluppo di tumori è di oltre 40 anni. In Gaza, il 15% dei detriti è contaminato da amianto, rifiuti industriali e metalli pesanti, con conseguenze gravi per la salute della popolazione.
La guerra in Ucraina e i nuovi rischi
In Ucraina, la distruzione degli edifici a causa dei bombardamenti russi ha creato milioni di tonnellate di detriti pericolosi. L’amianto, utilizzato in edilizia fino a tempi recenti, è presente in circa il 60% dei tetti del paese. Inoltre, le armi chimiche, i metalli pesanti e i composti tossici rilasciati da proiettili, granate e missili contribuiscono a un inquinamento che non si risolve facilmente. I droni a guida di fibra ottica, ricoperti di materiali inquinanti, sono un esempio di come le nuove tecnologie possano aggiungere nuovi rischi all’ambiente. La guerra non è solo un conflitto tra uomini, ma anche un’azione che genera veleni. L’uso di sostanze come il fosforo bianco, i PFAS e i composti clororganici crea un’eredità tossica che può danneggiare l’ecosistema per decenni. L’UNEP ha stimato che ogni giorno almeno 100mila metri cubi di liquami finiscono dispersi nel terreno o nel Mediterraneo, rendendo la situazione in Gaza particolarmente critica.
Un’eredità tossica che non si cancella
La guerra ha generato un’eredità ambientale che non si cancella con la fine del conflitto. Dalla Prima guerra mondiale al Vietnam, le armi chimiche e i materiali tossici hanno lasciato tracce che persistono per anni. In Vietnam, la contaminazione da diossina, causata dall’uso dell’agente arancio, è ancora superiore ai valori di sicurezza. L’uranio impoverito e il tungsteno, utilizzati in conflitti recenti, sono sostanze radioattive e tossiche che possono danneggiare la salute a lungo termine.
Le conseguenze dell’ecocidio sono enormi. L’entità dei danni ambientali si potrà misurare solo dopo la fine del conflitto, ma le popolazioni che tornano a vivere nei territori colpiti si trovano spesso di fronte a ambienti compromessi in modo permanente. L’ecocidio, un termine che indica la distruzione dell’ambiente a causa di attività umane, ha stime economiche che raggiungono cifre paragonabili ai bilanci di interi Stati. La guerra non è solo un conflitto tra uomini, ma anche un’azione che genera veleni. L’uso di sostanze come il fosforo bianco, i PFAS e i composti clororganici crea un’eredità tossica che può danneggiare l’ecosistema per decenni. L’UNEP ha stimato che ogni giorno almeno 100mila metri cubi di liquami finiscono dispersi nel terreno o nel Mediterraneo, rendendo la situazione in Gaza particolarmente critica.



