Il 16 settembre, Iulia Mendel, ex consigliera di Zelensky, è stata bloccata all’ingresso del Parlamento europeo di Strasburgo, dove avrebbe dovuto leggere un testo durante l’evento “Ucraina: osare la pace. Diplomazia invece di escalation”. L’evento, organizzato da eurodeputati dell’AfD, ha visto Mendel tenere comunque l’intervento in videoconferenza, ripreso in Italia da Roberto Vannacci. La figura di Mendel, emigrata negli Stati Uniti, è diventata una voce critica del governo ucraino, dopo essere stata bandita da Kiev e sottoposta a sanzioni personali che le hanno congelato i beni in patria e revocato ogni onorificenza statale.
Una voce critica del presidente ucraino
Mendel, ex portavoce di Zelensky per due anni, dal 2019 al 2021, ha espresso preoccupazioni sulla strategia di guerra e sulle tendenze autoritarie del presidente. «Zelensky ha tendenze autoritarie», ha detto, sostenendo che il governo ucraino non ha mai voluto negoziare e ha preferito la guerra. Secondo Mendel, Zelensky governa da autocrate, arricchendosi personalmente e vendendo al pubblico una vittoria irraggiungibile. L’ex collaboratrice ha anche accusato l’Occidente di essere più interessato a indebolire la Russia che a salvare l’Ucraina, e di essere impegnato in una corsa al riarmo che rischia di produrre proprio il conflitto che dice di voler prevenire.
La sua posizione ha suscitato polemiche, con alcuni che la accusano di essere l’utile idiota del Cremlino o sul libretto paga di Putin.
Nonostante le accuse, Mendel non ha paura di dialogare con l’AfD, sostenendo che solo un partito capace di interloquire con Mosca potrà negoziare. «La Russia non vuole parlare con il cancelliere Merz, così come non voleva parlare con Scholz», ha detto, sottolineando la mancanza di dialogo tra l’Ucraina e i principali leader europei. L’ex consigliera ha anche espresso la sua disponibilità a incontrare il presidente Trump, che ha espresso la sua fiducia per una tregua.
Un piano di pace alternativo
Mendel ha proposto un piano di pace basato su compromessi e realismo, con l’obiettivo di raggiungere una neutralità per l’Ucraina e un rafforzamento della democrazia interna. «L’idea della NATO è morta da tempo», ha detto, sottolineando che le garanzie tradizionali rischiano di essere carta straccia. L’ex consigliera ha anche sostenuto il piano economico di Trump, che prevede investimenti statunitensi e un’integrazione economica come deterrente verso la Russia.
Le voci ucraine più contrarie allo svolgimento delle elezioni, amplificate dai media occidentali, o quelle che rifiutano il compromesso ricevono spesso un peso sproporzionato.
Mendel ha riconosciuto che in Ucraina esiste una forte resistenza alla democrazia e al voto, con gli ucraini che sembrano dare maggiore importanza alla difesa e all’unità della leadership che alle elezioni. «Consiglierei inoltre di guardare con estremo scetticismo ai sondaggi condotti tra gli ucraini in tempo di guerra, che spesso non tengono conto delle regioni perdute, degli sfollati o di chi ha paura di dire ciò che pensa davvero sotto legge marziale», ha detto, sottolineando la necessità di un dibattito più aperto e diversificato. Le sue dichiarazioni hanno suscitato reazioni in Ucraina, dove Mendel è considerata una traditrice. «Perché non ha criticato Zelensky quando era ancora nella sua amministrazione?», ha chiesto, riferendosi al momento in cui ha capito che certe tendenze autoritarie si erano consolidate. «Il rischio di persecuzione per me e mio marito era troppo alto», ha spiegato, sottolineando le pressioni che ha subito per non parlare apertamente.



