Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha lasciato l’Assemblea generale delle Nazioni Unite in modo anticipato, dopo il suo discorso, per motivi di sicurezza, come riferiscono fonti israeliane. L’evento si è svolto a New York il 24 settembre 2026, durante la 81a sessione dell’ONU. Netanyahu, dopo aver parlato, ha incontrato i presidenti di Bolivia, Panama e Paraguay, e poi è tornato in Israele prima del previsto. La visita è stata ridotta per motivi di sicurezza, secondo i media israeliani.
Accuse internazionali e reazioni forti
Il discorso di Netanyahu ha suscitato reazioni forti, tra cui quelle del sindaco di New York, Zohran Mamdani, un oppositore noto di Israele. Mamdani, in passato ha definito Netanyahu un “criminale di guerra” e ha sollecitato il suo arresto in base a un mandato della Corte penale internazionale per crimini di guerra. Dopo il discorso, Mamdani ha accusato Netanyahu di essere a capo di un genocidio, un’accusa che Israele ha respinto. “Come ha fatto più e più volte, il Primo Ministro Netanyahu ha usato il suo discorso per ripetere menzogne infondate volte a ripulire l’immagine del suo genocidio dei palestinesi”, ha affermato Mamdani, secondo quanto riportato dai media locali.
Alleanza strategica e relazioni diplomatiche
Netanyahu ha incontrato i leader di Bolivia, Panama e Paraguay a margine dell’Assemblea Generale, per discutere di un’alleanza strategica tra Israele e l’America Latina. La Presidenza paraguaiana ha riferito che i leader hanno discusso di “meccanismi per consolidare una sicurezza duratura” e di “procedere verso un’alleanza strategica tra l’America Latina e Israele”. La dichiarazione dell’amministrazione del presidente paraguaiano Santiago Peña ha sottolineato il fermo impegno dei rispettivi governi nella lotta al terrorismo. Peña ha trasferito l’ambasciata del suo paese da Tel Aviv a Gerusalemme, riaperta nel dicembre 2024, due mesi dopo la riapertura della missione diplomatica israeliana ad Asunción, chiusa per sei anni.
Nei giorni successivi al discorso, Mamdani ha condiviso su social media un video in cui ha piantato un ulivo nella sua residenza insieme a famiglie palestinesi di Gaza, simbolo di pace e riconciliazione. Tuttavia, le accuse contro Netanyahu continuano a circolare, con Mamdani che ha sottolineato che “nessuna menzogna può cambiare il fatto che egli rimane oggetto di un mandato di arresto della Corte penale internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità”. Netanyahu, da parte sua, ha negato le accuse, mantenendo la sua posizione di difesa.
La visita di Netanyahu a New York è stata ridotta per motivi di sicurezza, come confermato dai media israeliani. L’evento ha segnato un momento di tensione internazionale, con accuse e risposte che si susseguono in un contesto di crescente polarizzazione. La posizione di Netanyahu, sostenuta da alleati strategici come i leader dell’America Latina, si scontra con le critiche di figure come Mamdani, che continua a denunciare comportamenti considerati criminali.



