Il consiglio di amministrazione di Trevi Finanziaria Industriale SpA ha respinto l’offerta pubblica di acquisto (Opa) lanciata da Webuild, considerando il prezzo di 4,50 euro per azione «non congruo» dal punto di vista finanziario. Il titolo, quotato a circa 4,70 euro, rimane sopra le offerte ricevute, segnando un’attenzione del mercato verso un possibile rilancio o un esito diverso dal delisting ai prezzi attuali.
Due offerte respinte, un titolo in ascesa
Questo è il secondo rifiuto in meno di un mese: il 10 settembre il CdA aveva già respinto l’offerta concorrente di Icop, che prevedeva un cambio di 0,133 azioni Icop per ogni azione Trevi, con un valore implicito intorno ai 4,16 euro. Webuild, colosso italiano delle infrastrutture, offre 4,50 euro per azione in contanti, un premio dichiarato del 29,8% calcolato sul prezzo di chiusura del 26 giugno 2026, prima dell’annuncio dell’offerta Icop e del completamento di un aumento di capitale di Trevi. Il CdA ha sottolineato che, calcolato su parametri più recenti, il premio si riduce sensibilmente: 7,1% sul prezzo di annuncio dell’operazione, 5,2% sulla media a sei mesi, appena 1,4% su quella a dodici mesi. Dalla data di annuncio dell’offerta, il mercato ha attribuito alle azioni Trevi un valore superiore al corrispettivo proposto.
Il mercato attribuisce un valore superiore al prezzo offerto
Nel periodo successivo alla bocciatura dell’offerta Icop, il titolo Trevi ha continuato a trattare stabilmente sopra sia il corrispettivo Icop sia quello Webuild, nell’area di 4,70-4,76 euro. Questo segnale indica una fiducia del mercato in un possibile rilancio di una delle due parti o in un esito diverso dal semplice delisting ai prezzi attuali.
Obiezioni del board e condizioni dell’offerta
Il giudizio del consiglio, assistito dalle fairness opinion di Mediobanca (advisor della società) e di Vitale (advisor indipendente nominato dal CdA), si basa su diversi elementi. L’offerta interamente in denaro non permetterebbe agli azionisti di partecipare alla creazione di valore delle sinergie stimate da Webuild in 80-90 milioni di euro di ebitda annuo a regime nel 2029, con un incremento complessivo di circa 150-170 milioni di ebitda.
Le condizioni di efficacia dell’offerta, tra cui la soglia di adesione, le autorizzazioni regolatorie richieste in sette autorità di cinque giurisdizioni e la clausola Mae con contorni «particolarmente ampi e generici», sono considerate largamente discrezionali per Webuild. L’operazione farebbe salire l’indebitamento lordo consolidato del gruppo di circa 480 milioni di euro, in un contesto in cui il debito totale è già passato da una posizione di liquidità netta di 250,3 milioni a fine 2024 a un debito di 1.007 milioni al 30 giugno 2026.
Un caso di rischio azionario complesso
Trevi, con sede a Cesena e un azionariato in cui CDP Equity è il primo socio con il 21,3%, rappresenta uno dei casi di rischio azionario più intricati tra le piccole e medie capitalizzazioni italiane. Due pretendenti concorrenti, entrambi respinti dal board, un titolo che il mercato prezza sopra le offerte ricevute: un quadro che segnala una situazione di attesa e scommessa da parte degli investitori. Il periodo di adesione dell’Opa Webuild, approvata da Consob il 15 settembre, partirà regolarmente il 28 settembre e si chiuderà il 20 novembre, con pagamento previsto il 27 novembre. È un caso esemplare su come un giudizio negativo del CdA – motivato da fairness opinion indipendenti – non blocchi le offerte, che restano comunque valide, ma segnali ai soci di valutare con attenzione se aderire o attendere sviluppi.



