Il 26 settembre 1976, cinquant’anni fa, una nube tossica di circa 40 tonnellate di anidride arseniosa si riversò su Manfredonia, causando un grave incidente industriale. L’evento, avvenuto in un’area di confine tra il Comune di Monte Sant’Angelo e Manfredonia, ha lasciato cicatrici sanitarie e ambientali che tuttora non sono state del tutto risolte. L’incidente, avvenuto tre mesi dopo il disastro di Seveso, ha visto un’assenza di interventi tempestivi e di indagini epidemiologiche adeguate, a differenza di quanto accaduto in Lombardia. Gli effetti dell’esposizione all’arsenico si sono manifestati negli anni successivi, con un incremento del rischio di tumore al polmone e altre patologie tra i lavoratori esposti.
Un incidente industriale senza risposte
La nube tossica, causata da un incidente all’interno di un impianto petrolchimico, ha avuto conseguenze immediate e a lungo termine. Molti lavoratori, coinvolti nei primi giorni di pulizia senza dispositivi di protezione, hanno subito sintomi di intossicazione acuta da arsenico. I ricoveri presso l’ospedale locale hanno segnalato 150 casi di esposizione acuta, con valori di concentrazione del cancerogeno ben superiori agli standard allora noti. Nonostante l’incidente, le indagini epidemiologiche non sono state avviate tempestivamente, né sono state messe in atto misure preventive adeguate.
Le bonifiche in corso non hanno liberato il sottosuolo dall’arsenico, e i rischi per la salute continuano a essere significativi.
La Procura della Repubblica, a seguito di un esposto di Medicina Democratica e del lavoratore Nicola Lovecchio, ha disposto un’indagine epidemiologica negli anni ’90, che ha evidenziato un incremento del rischio di tumore al polmone tra i lavoratori più esposti all’arsenico. L’indagine, aggiornata in anni recenti, ha confermato l’effetto a lungo termine dell’esposizione all’arsenico. Studi condotti da ricercatori come Gianicolo, Mangia e Cervino hanno messo in luce l’impatto dell’incidente sia sul piano sanitario che ambientale.
Indagini e dati epidemiologici
Le ricerche condotte negli anni hanno dimostrato un aumento di cardiopatie, tumori al polmone e malformazioni congenite. L’incidente ha lasciato un’impronta profonda sulla popolazione, che ha subìto un’esposizione a rischi sanitari non del tutto affrontati. Gli studi hanno anche evidenziato una persistente disparità tra Nord e Sud del Paese, con interventi di tutela della popolazione meno tempestivi e di qualità rispetto a quelli messi in atto in Lombardia.
La popolazione di Manfredonia ha diritto a interventi di prevenzione e a una salute pubblica garantita.
Le bonifiche in corso non hanno ancora liberato il sottosuolo dall’arsenico, e i rischi per la salute continuano a essere significativi. Gli effetti dell’esposizione all’arsenico si sono manifestati negli anni successivi, con un incremento del rischio di tumore al polmone e altre patologie tra i lavoratori esposti. La comunità di Manfredonia ha diritto a interventi di prevenzione e a una salute pubblica garantita, non solo per scopi conoscitivi ma per la tutela della salute e dell’ambiente.
- 40 tonnellate di arsenico riversate su Manfredonia nel 1976
- 150 casi di intossicazione acuta da arsenico
- Incremento del rischio di tumore al polmone tra i lavoratori esposti
- Indagini epidemiologiche negli anni ’90
- Disparità tra Nord e Sud del Paese



