Università, docenti allarmati: gli studenti arrivano agli esami sempre meno preparati e si basano solo su appunti e slide, senza ricorrere ai manuali consigliati dai professori. È quanto emerge dall’indagine condotta da Talents Venture per l’Associazione Italiana Editori (Aie), su 463 professori di 34 atenei italiani. Secondo i dati, il 68% degli insegnanti ritiene che questa modalità di studio non porti a una conoscenza solida, ma a un sapere frammentato e non organizzato.
La mancanza di approfondimento e la ridotta capacità di ragionamento critico sono i temi principali segnalati dai docenti. Il 41% ritiene che i ragazzi stiano perdendo la capacità di analisi, mentre il 24% segnala difficoltà a collegare gli argomenti. Per il 19%, molti studenti avrebbero anche problemi nel comprendere i concetti base. «Non bastano informazioni sempre più accessibili o sintetiche: servono contenuti autorevoli, validati e organizzati in percorsi di conoscenza strutturati», ha sottolineato Maurizio Messina, presidente del gruppo Accademico Professionale di Aie, durante il convegno “Dal sapere fragile al sapere critico”.
La pirateria e la mancanza di accesso ai manuali
Non solo il mancato utilizzo dei libri di testo preoccupa i docenti, ma anche il tema della pirateria. Un settore che ormai supera gli incassi del mercato editoriale, creando danni significativi. Gli editori hanno sottolineato l’importanza di una collaborazione tra università e editori per tutelare il lavoro e garantire l’accesso ai materiali didattici. L’88% dei professori intervistati ritiene i manuali come strumenti fondamentali per superare un esame, ma solo il 50% di essi è indicato come obbligatorio e il 45% come consigliato.
La mancanza di accesso ai manuali, unita alla crescente dipendenza da appunti e slide, sta influenzando non solo la preparazione degli studenti, ma anche la capacità di elaborare le nozioni. «Non cambia solo la quantità di ciò che sanno, ma anche il modo in cui elaborano le nozioni», ha sottolineato un docente durante il convegno. La questione si pone in un contesto di trasformazione del sistema universitario, con un’attenzione crescente al formato sintetico e alla velocità di apprendimento, a scapito della profondità.
Un problema che riguarda l’intero sistema educativo
La situazione, seppur non nuova, si sta aggravando negli ultimi anni. Gli studenti, sempre più orientati verso un approccio veloce e sintetico, sembrano perdere la capacità di approfondire e di costruire un sapere organizzato. «L’università italiana deve riflettere su come formare i futuri laureati, con che tipo di conoscenze entreranno nel mondo del lavoro», ha sottolineato Messina. La sfida non è solo educativa, ma anche economica e sociale, con impatti su tutta la società.
La mancanza di utilizzo dei manuali, che i docenti considerano fondamentali, ha portato a una riduzione della capacità di analisi e di ragionamento critico. Gli studenti, infatti, si basano solo su appunti e slide, limitando la loro conoscenza a informazioni frammentarie. Questo fenomeno, se non interrotto, potrebbe avere conseguenze a lungo termine sulla qualità dell’istruzione e sulle competenze dei futuri professionisti. La collaborazione tra editori e università potrebbe rappresentare una soluzione per migliorare l’accesso ai materiali didattici e per promuovere un approccio più approfondito allo studio. Gli editori hanno sottolineato l’importanza di una tutela del lavoro e di una maggiore disponibilità di contenuti validati, in grado di supportare l’apprendimento e la formazione critica degli studenti.



