La Banca Ifis ha annunciato di aver recuperato 20 milioni dei 24 milioni sottratti a un cliente, mentre l’assicurazione dovrebbe coprire i restanti 4. L’evento segna un passo avanti nel caso di un’ingente frode che ha coinvolto anche Fideuram, dove 39,5 milioni dei 95 milioni sottratti sono finiti nel buco nero delle criptovalute. L’esperto Gabriele Faggioli ha sottolineato come il recupero dei fondi nel mondo delle criptovalute sia estremamente difficile, se non impossibile.
Le truffe ai vertici aziendali
Il caso Fideuram rappresenta un esempio emblematico del fenomeno “ceo scam”, una truffa che mira ai vertici societari. L’allora presidente Paolo Molesini, feltrino di nascita e veneziano di adozione, è stato vittima di un’ingegneria sociale complessa, che ha visto l’uso di tre leve classiche: un messaggio di urgenza, una richiesta di riservatezza e un contatto finto. L’attacco ha sfruttato la fiducia in un’operazione di acquisizione di una banca internazionale, simulata attraverso un finto avvocato e un finto evento benefico. La frode ha visto i fondi finire in una serie di conti internazionali, tra Malta, Lussemburgo e Olanda, per poi approdare su una piattaforma di money transfer canadese e infine su due wallet di Bitcoin. Secondo l’accusa, 3,5 milioni sarebbero entrati nelle tasche dell’informatico israeliano indagato, mentre gli altri 36 sarebbero stati trasferiti attraverso una rete di conti. Il recupero dei fondi nel mondo delle criptovalute è estremamente difficile, se non impossibile.
Un fenomeno in crescita
Il caso Fideuram non è isolato: il fenomeno delle frodi informatiche in Italia ha visto un incremento esponenziale, con un totale di 828 milioni di euro tra il 2022 e il 2025, secondo l’analisi della Federazione autonoma bancari italiani. L’evoluzione tecnologica ha reso più complessi i meccanismi di truffa, con l’uso di intelligenza artificiale e di strumenti di comunicazione come WhatsApp. La truffa ai danni di Diadora, un’azienda trevigiana, ha segnato un passo importante nella lotta contro i crimini informatici, con un protocollo siglato con la Polizia.
La Banca Ifis, grazie al recupero di 20 milioni, ha dimostrato che è possibile, sebbene con difficoltà, recuperare fondi persi. Tuttavia, il caso di Fideuram rimane un monito per le aziende, che devono rafforzare i sistemi di controllo per evitare di cadere in trappole simili. La comprensione della pericolosità della questione non è ancora sufficiente per indurre certe aziende a dotarsi di sistemi robusti. Sull’altra sponda dell’Adriatico, in Croazia, sono stati trovati quasi tutti i 2 milioni carpiti a un istituto di credito cooperativo. Mentre i 20 milioni recuperati a Barcellona rappresentano un successo, i restanti 39,5 milioni restano dispersi nel sistema criptovalutario. L’istituto presieduto da Ernesto Fürstenberg Fassio si aspetta un contributo dall’assicurazione per recuperare i 4 milioni restanti.
- Recupero di 20 milioni da parte della Banca Ifis
- 39,5 milioni sottratti a Fideuram dispersi in criptovalute
- Il fenomeno “ceo scam” in crescita in Italia
La situazione rimane complessa, ma il caso di Banca Ifis rappresenta un passo avanti nella lotta contro le frodi informatiche. La Banca Ifis, con il recupero di 20 milioni, ha dimostrato che è possibile, sebbene con difficoltà, recuperare fondi persi. Tuttavia, il caso di Fideuram rimane un monito per le aziende, che devono rafforzare i sistemi di controllo per evitare di cadere in trappole simili.



