Corrado Cagli, artista sospeso tra esilio e appartenenza, è al centro di una mostra che si svolge in un palazzo storico di Taormina. L’esposizione, intitolata Nostoi, esplora il tema del ritorno non come nostalgia, ma come confronto con il passato, con le contraddizioni dell’identità e con la memoria collettiva. L’artista, noto per il suo omoerotismo e per le sue radici ebraiche, ha vissuto un percorso complesso: dall’Italia fascista all’esilio in America, fino alla maturità a Taormina. La mostra, curata da Raffaele Bedarida e con la direzione artistica di Franco Baldasso, si svolge a Palazzo Corvaja fino al 18 ottobre 2026.
Un viaggio tra Roma, New York e Taormina
La mostra si articola in tre luoghi simbolici: Roma, New York e Taormina. Roma rappresenta l’origine e la formazione di Cagli, un periodo in cui l’arte era legata al regime fascista. New York, invece, è il luogo dell’esilio e della rinascita, dove l’artista ha trovato spazio per esprimersi liberamente. Taormina, infine, diventa il luogo della maturità, dove Cagli ha potuto confrontarsi con una comunità internazionale e rielaborare la sua identità. La mostra non si limita a ripercorrere la vita di Cagli, ma si propone come un’analisi critica del suo rapporto con il passato e con il presente.
Identità, memoria e contraddizioni
La vita di Corrado Cagli è segnata da contraddizioni: da un lato, è stato un artista celebrato dal regime fascista, dall’altro, ha subìto l’esclusione dallo spazio culturale italiano a causa dell’antisemitismo e delle leggi razziali del 1938. Questo dualismo si riflette nelle sue opere, in cui l’identità ebraica non è rappresentata come un dato statico, ma come esperienza storica e strumento di memoria. Il tema di Davide e Golia, ricorrente in quegli anni, assume una duplice valenza: da una parte richiama la tradizione umanistica italiana, dall’altra si confronta con la Stella di Davide trasformata in marchio d’esclusione.
La mostra si interroga anche sulle dimensioni dell’omoerotismo e sulla rappresentazione del corpo e della mascolinità. Le scene di intimità maschile e le Allegorie mettono in discussione la normatività del genere e della sessualità. In un contesto fascista, l’appropriazione e la trasformazione di immagini classiche diventano un modo per destabilizzare la retorica virile e nazionalista. La mostra rilegge queste opere attraverso la prospettiva delle strategie queer, restituendole alla complessità del periodo pre-Stonewall.
Un ritorno che non è mai stato pacificato
Dopo l’esilio, la guerra e l’arruolamento nell’esercito americano, Cagli rientra in un’Italia incapace di elaborare pienamente il proprio passato fascista e le forme di anticonformismo che ne mettevano in discussione i codici. La sua vicenda diventa così una riflessione sulla memoria collettiva e sull’eredità culturale del fascismo. A Taormina, la mostra trova un luogo particolarmente significativo: Casa Cuseni, crocevia della cultura cosmopolita del secondo dopoguerra e luogo in cui Cagli ha lavorato, conserva Piccolo processo (1970), parte dell’itinerario espositivo.
Il nostos non è nostalgia, ma una condizione critica: il ritorno come confronto con ciò che si è stati, con ciò che si è perduto e con un’identità continuamente ridefinita dall’esperienza. La mostra non cerca di fornire una definizione univoca di Cagli, ma si propone di restituire la complessità delle sue appartenenze, delle sue contraddizioni e dei suoi attraversamenti. Assistiamo così da spettatori inermi a un viaggio che vede come protagonista l’artista, ma non solo: un viaggio che ripercorre la storia d’Italia, la nostra storia di italiani.



