La rivolta palestinese del 1936, un episodio dimenticato nella memoria collettiva, è al centro del film Palestine 36, diretto e prodotto dalla regista palestinese Annemarie Jacir. Il film, in mostra in Italia, ricostruisce le vite di personaggi palestinesi sconvolte dall’occupazione ebraica delle loro terre, favorita dalle politiche dell’impero britannico. La rivolta, scatenatasi il 19 aprile 1936, segnò l’inizio di una lotta che avrebbe avuto conseguenze profonde per la regione. La rivolta, nata in seguito a un incidente in cui alcuni palestinesi avevano ucciso due ebrei vicino Tulkarem, si estese per tre anni e fu brutalmente repressa dalle forze britanniche, che impiegarono 20mila soldati per soffocare la ribellione.
Colonialismo e collaborazione con le milizie ebraiche
Le autorità britanniche, per reprimere la rivolta, collaborarono anche con la comunità ebraica, addestrando milizie come l’Haganah, organizzazione paramilitare che negli anni successivi terrorizzò i villaggi palestinesi e fu integrata nell’esercito israeliano. Questa collaborazione, puramente strategica, ha lasciato un’impronta duratura sulla storia regionale. La politica coloniale britannica, che aveva visto la popolazione ebraica crescere da 83.790 a 467.000 persone tra il 1922 e il 1940, ha alimentato le tensioni tra palestinesi e ebrei, con un aumento esponenziale della proprietà ebraica delle terre.
Le radici della violenza e le narrazioni distorte
La rivolta del 1936 segnò l’inizio di una serie di eventi che hanno lasciato cicatrici profonde nella società palestinese. Il film Palestine 36 non solo ricostruisce la storia, ma anche le narrazioni distorte che sono arrivate fino ai giorni nostri. La “missione civilizzatrice” dei colonizzatori britannici, la mancanza di una visione politica dei palestinesi e il ruolo inferiore delle donne nelle società arabe sono temi che il film affronta con una lucidità rara. La volontà dei palestinesi di prendere il controllo del modo in cui alcuni fatti fondamentali sono raccontati e trasmessi alle generazioni future è un messaggio chiave del film.
La rivolta, che fu brutalmente repressa con arresti arbitrari, punizioni collettive e demolizioni di case, ha lasciato un bilancio pesante: cinquemila palestinesi furono uccisi, tra 15mila e 20mila restarono feriti, 5.600 furono imprigionati e più di duemila case furono distrutte. La repressione fu accompagnata da una mancanza di strategia unitaria e da una frammentazione interna dei palestinesi, che si dividevano tra clan come gli Husseini e i Nashashibi.
Un film che guarda al presente
Il film Palestine 36 non si limita a raccontare il passato, ma offre anche un’analisi delle conseguenze di quei eventi sul presente. I metodi violenti ereditati dallo stato d’Israele, come arresti arbitrari e repressione del dissenso, sono già stati utilizzati dai colonizzatori britannici. Il film suggerisce che la storia non è solo un passato lontano, ma un presente che continua a influenzare le relazioni tra palestinesi e ebrei. La proiezione del film chiuderà il festival di Internazionale a Ferrara, con Annemarie Jacir che dialogherà con Catherine Cornet.



