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domenica 27 Settembre 2026

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Cultura

Il tabernacolo del XV secolo torna alla Pieve di Santa Giustina dopo quasi due secoli

Il tabernacolo del XV secolo è stato ricollocato alla Pieve di Santa Giustina dopo quasi due secoli, in seguito a un restauro finanziato dal Pnrr.

La Pieve di Santa Giustina ha visto il ritorno del prezioso tabernacolo del XV secolo, dopo quasi due secoli di assenza. L’evento, celebrato a Palazzolo, ha visto la partecipazione di autorità locali, cittadini e rappresentanti di istituzioni religiose, segnando la conclusione di un restauro finanziato attraverso un contributo del Pnrr. Il manufatto, conservato a lungo nelle sale della Biblioteca Capitolare di Verona, è tornato alla sua sede originale, ricollocato dopo un intervento di messa in sicurezza sismica, restauro e valorizzazione dell’edificio.

Un investimento per la memoria

Il sindaco di Sona, Gianfranco Dalla Valentina, ha sottolineato come l’investimento in questo restauro non sia un costo, ma un investimento sulla memoria della comunità. «Questo luogo è una testimonianza tangibile del nostro percorso», ha dichiarato, ricordando che il progetto ha visto un impegno significativo per la conservazione del patrimonio storico e artistico. L’intervento, dal valore complessivo di 500mila euro, ha interessato diverse aree dell’edificio, comprese le strutture murarie, la copertura, le superfici interne e gli spazi esterni.

Un legame con la storia

Il tabernacolo, realizzato in pietra, rappresenta la classica custodia del Corpus Domini e presenta al centro la figura del Cristo Redentore benedicente, affiancato da San Giacomo il Maggiore e, secondo la tradizione locale, da Santa Giustina. La parte inferiore raffigura la Vergine Addolorata e San Giovanni Evangelista, mentre l’intera struttura converge verso la cavità centrale, destinata in origine alla custodia delle ostie consacrate. La sua ricollocazione ha ricompensato il legame con la storia della pieve e restituito alla comunità un elemento di particolare valore storico e artistico.

La cerimonia ha anche avuto un significato simbolico, con il ricordo di chi ha contribuito a mantenere viva l’attenzione della comunità su questo luogo. Tra i partecipanti, il vicario del vescovo di Verona, don Osvaldo, ha sottolineato l’importanza di continuare a viverla la pieve come spazio di incontro e relazione. «La sfida che ci viene consegnata oggi è proprio quella di continuare a viverla, perché possa generare nuove occasioni di incontro e mantenere nel tempo il suo valore civile e comunitario», ha detto.

Un progetto di conservazione e valorizzazione

Il progetto, sviluppato con un approccio conservativo, ha visto l’intervento su criticità strutturali e la valorizzazione degli elementi architettonici e artistici dell’edificio. I lavori hanno incluso il consolidamento delle strutture, il recupero delle strutture lignee, la gestione delle acque meteoriche e la sistemazione degli spazi esterni. Una nuova pavimentazione in pietra bianca della Lessinia è stata posata, insieme ad interventi per la messa in sicurezza dei percorsi. Gli spazi interni sono stati interessati dal recupero degli intonaci e degli affreschi storici, dal rinnovamento degli impianti tecnologici e dalla realizzazione di nuovi sistemi di illuminazione e diffusione sonora.

La visita alla Pieve è stata accompagnata dalla narrazione di Mariuccia Armani dell’associazione La Torre, da sempre impegnata nella cura e nella valorizzazione del bene. L’evento ha visto la partecipazione di numerose figure istituzionali, tra cui il sindaco, l’assessore alla cultura e i parroci locali. Il ritorno del tabernacolo rappresenta un momento di riconciliazione con il passato e un ulteriore passo nella valorizzazione del patrimonio culturale e religioso del territorio.

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