Un incidente che ha cambiato la vita
Ali Sia Kader, 32 anni, ha vissuto un dramma che lo ha trasformato in modo irreversibile. Il 7 luglio 2023, mentre si tuffava in una piscina di Bolzano con gli amici, ha battuto la testa sul fondo, causando una grave lesione midollare. L’incidente lo ha lasciato tetraplegico, con la perdita totale del controllo delle gambe e una dipendenza totale dall’aiuto di altri. «Mi sono svegliato tre mesi dopo che non sentivo più le gambe», racconta con voce tremante.
Un passato segnato da guerra e fuga
NATO in Iraq, Ali ha dovuto fuggire all’età di 9 anni a causa della guerra. Nel 2003, il paese è stato occupato da una coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. «Mio fratello svolgeva dei lavori per conto degli americani durante il conflitto. Venne minacciato da gruppi terroristici. Dovevamo andarcene al più presto», spiega. La famiglia si è rifugiata in Finlandia, dove Ali ha trascorso quasi vent’anni, studiando e lavorando come meccanico. Ha sposato una donna finlandese e ha avuto tre figli.
Dopo la fuga, Ali ha trovato lavoro in Italia e ha aperto un’attività a Bolzano. Ma il destino ha voluto che il 7 luglio 2023, mentre si rilassava con gli amici, il tuffo in piscina si trasformasse in un dramma. «Ero distrutto e ho confidato al mio amico che volevo farla finita: andavo dai servizi sociali, in ospedale, negli uffici pubblici, ma nessuno mi dava ascolto», racconta. L’incidente ha causato un arresto cardiocircolatorio e un ricovero d’urgenza.
Oggi Ali è ricoverato in psichiatria al San Maurizio di Bolzano, in una stanza del primo piano. «Non avendo più una casa, ho vissuto un mese dormendo sui prati del Talvera, girando a caso per la città in sedie a rotelle», spiega. L’esperienza ha spinto il medico a valutare un ricovero in psichiatria, che ha salvato la sua vita. «Ero distrutto e ho confidato al mio amico che volevo farla finita», racconta. Ali vuole credere che il 0,1% di speranza possa portarlo a camminare di nuovo.
Nonostante le diagnosi scettiche, Ali non si arrende. Ha già fatto esperienza in India, dove ha sostenuto terapie fisiche e ha visto alcuni movimenti. «Se c’è anche solo lo 0,1% di speranza di farcela, allora voglio provarci», dice con determinazione. La sua storia è un esempio di resilienza, ma anche di una vita che ha subito un cambiamento drastico.
La sua lotta per tornare a camminare è un simbolo di forza e speranza.
Ali Sia Kader, con la sua storia, rappresenta una testimonianza di resilienza. Nonostante la gravità dell’incidente e le diagnosi di impossibilità, continua a lottare per tornare a camminare. La sua determinazione è un esempio per chiunque si trovi in una situazione difficile. La sua esperienza, pur drammatica, è un invito a non perdere la speranza, anche quando sembra impossibile.



