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lunedì 28 Settembre 2026

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Confindustria sanità in Sicilia: “Basta viaggi della speranza”, ma rischio colonizzazione delle multinazionali

Confindustria Sicilia lancia allarme su mobilità sanitaria passiva e rischio concentrazione del mercato.

Confindustria Sicilia ha lanciato un allarme sulla sanità regionale, mettendo in evidenza il problema dei “viaggi della speranza” e il rischio di una “colonizzazione” da parte delle multinazionali. I vertici del settore, guidati da Francesco Ruggeri e Michelangelo Dina, hanno redatto un documento programmatico inviato al Governo regionale, in cui si chiede un cambio di paradigma per un sistema sanitario più efficiente e orientato al territorio. L’analisi, pur riconoscendo i passi avanti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), mette in luce i ritardi strutturali e le storture burocratiche che paralizzano l’assistenza nell’Isola. Il vero traguardo, come sottolineano Ruggeri e Dina, non sarà inaugurare una nuova struttura o stanziare risorse straordinarie, ma garantire a ogni cittadino un accesso equo e tempestivo ai servizi sanitari.

La mobilità sanitaria passiva: un problema di sistema

Il dato più allarmante rimane quello della mobilità sanitaria passiva, con la Sicilia che ha accumulato 320,5 milioni di euro di debiti verso altre Regioni nel 2023, a fronte di appena 73,8 milioni di crediti. “Quando un cittadino siciliano prende un aereo per sottoporsi a un intervento in Lombardia, Emilia-Romagna o Veneto, il problema riguarda l’intero sistema. Sono risorse sottratte alla Sicilia e trasferite al Nord”, denunciano Ruggeri e Dina. Un esempio concreto riguarda i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, dove i posti letto previsti non sono mai stati attivati a causa di lungaggini burocratiche. Questo fenomeno ha lasciato molte famiglie senza accesso alle cure necessarie, costrette a cercare soluzioni fuori dall’Isola.

Le sfide del PNRR e la mancanza di personale

Confindustria riconosce l’accelerazione impressa dalla Regione sulla Missione 6 del PNRR, con 638 milioni di euro assegnati e un avanzamento della spesa al 54%. Tuttavia, il rischio concreto è quello di inaugurare “scatole vuote”. Agenas e la Conferenza Stato-Regioni hanno stimato un fabbisogno nazionale di oltre 20 mila medici e 25 mila infermieri per l’anno accademico 2026/2027. Senza una programmazione del personale, gli ospedali di comunità rimarranno cattedrali nel deserto. I dati sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) confermano che la vera sfida si gioca sul territorio, con punteggi di sufficienza ancora lontani. La sanità privata accreditata non è un corpo estraneo, ma eroga servizi pubblici.

Il punto più politico del documento riguarda l’applicazione dei decreti nazionali sulla concorrenza e le gare nel settore sanitario. L’articolo 26 della legge del 2026 rischia, secondo gli industriali, di spazzare via il tessuto locale. “Criteri apparentemente neutrali finiscono per determinare un vantaggio competitivo strutturale per i soggetti di maggiori dimensioni, favorendo progressivamente processi di concentrazione del mercato”, denunciano Ruggeri e Dina. Il rischio è quello di penalizzare quelle imprese sanitarie, spesso familiari o di media dimensione, che operano da decenni sul territorio. La soluzione proposta è “proteggere ciò che funziona e aprire alla competizione solo i nuovi fabbisogni”.

Il messaggio finale lanciato all’assessorato alla Salute è chiaro: serve un cambio di paradigma culturale. La sanità privata accreditata non è un corpo estraneo, ma eroga servizi pubblici. “Il vero traguardo – concludono Ruggeri e Dina – non sarà inaugurare una nuova struttura o stanziare risorse straordinarie. Sarà arrivare al giorno in cui un cittadino siciliano, davanti a una malattia, non dovrà più chiedersi dove andare per essere curato bene e in tempo”. La sanità siciliana deve evolversi, ma non può fare a meno del tessuto locale e delle imprese che lo sostengono.

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