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lunedì 28 Settembre 2026

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Salute

Fegato grasso nei bambini, allerta per alimentazione e diagnosi

L’allerta dei pediatri sul fegato grasso nei bambini e l’importanza della diagnosi e alimentazione.

Il fegato grasso nei bambini sta suscitando allerta tra i pediatri, che hanno sottolineato l’importanza della diagnosi precoce e dell’alimentazione corretta. Uno studio del Bambino Gesù ha collegato il consumo di sciroppo di glucosio-fruttosio a forme più gravi della malattia, mentre al congresso Sigenp gli specialisti hanno richiamato l’importanza di monitorare i bambini con sovrappeso o obesità. La malattia, oggi indicata con la sigla Masld, è strettamente legata alle alterazioni metaboliche che accompagnano l’eccesso di peso e può progredire verso l’infiammazione e la fibrosi del fegato.

Consumo di fruttosio e rischi per la salute

Uno studio del Bambino Gesù ha analizzato 271 bambini e adolescenti obesi con fegato grasso, rilevando che il consumo di fruttosio, soprattutto in forma di sciroppo, era associato a una maggiore incidenza di steatoepatite, una forma più grave della malattia. La steatoepatite era presente nel 37,6% dei partecipanti, ma non si può affermare che il fruttosio da solo ne sia la causa. I ricercatori hanno sottolineato l’importanza del consumo di zuccheri aggiunti, in particolare in bevande e alimenti dolcificati, ma non hanno studiato separatamente lo sciroppo di glucosio-fruttosio né confrontato prodotti con altri zuccheri.

La dieta e i comportamenti alimentari giocano un ruolo cruciale nella prevenzione e nel trattamento della malattia. Il consumo di zuccheri aggiunti, in particolare in forma di sciroppo, è stato associato a un rischio maggiore di sviluppare forme gravi della steatosi epatica. Tuttavia, non esiste una prova definitiva che il fruttosio da solo provochi la malattia, ma è chiaro che un consumo eccessivo possa peggiorare la situazione.

Terapie e cure in corso

Non esiste oggi un farmaco approvato specificamente per la steatosi in età pediatrica, ma la ricerca sta valutando terapie rivolte ai meccanismi della malattia. Fra le possibilità discusse ci sono gli analoghi del GLP-1, come il semaglutide, che ha mostrato risultati promettenti negli adolescenti con obesità e negli adulti con steatoepatite. Tuttavia, i dati non dimostrano la stessa efficacia nei bambini. Restano da chiarire la sicurezza a lungo termine e l’effetto dopo la sospensione del trattamento. Un piano di sviluppo pediatrico dell’EMA serve a raccogliere dati per una possibile autorizzazione, ma non equivale a un’approvazione del farmaco per questa malattia nei bambini. Al congresso Sigenp è stata anche affrontata la questione delle malattie infiammatorie croniche intestinali, come il Crohn. La nutrizione enterale esclusiva è già una terapia riconosciuta per alcune forme lievi o moderate, ma la difficoltà è seguire il trattamento, soprattutto nell’adolescenza.

Si stanno studiando regimi che comprendono cibi solidi, come la Crohn’s Disease Exclusion Diet, ma le restrizioni protratte possono creare problemi nutrizionali e aumentare il rischio di disturbi del comportamento alimentare. Il filo che unisce le due condizioni è il peso dell’alimentazione nella cura, ma le indicazioni sono diverse. Nel fegato grasso lo studio del Bambino Gesù invita a guardare con attenzione al consumo abituale di zuccheri aggiunti; nel Crohn una dieta terapeutica può essere parte del trattamento medico. La diagnosi e le scelte alimentari richiedono una valutazione individuale, con l’aiuto di specialisti e dietisti. La prevenzione e la gestione della malattia dipendono da una corretta alimentazione e da un monitoraggio attento da parte dei pediatri.

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