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lunedì 28 Settembre 2026

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Gioia Bartali racconta il nonno Gino: la vita privata di un campione diventato leggenda

Gioia Bartali racconta il nonno Gino a Ortezzano: la vita privata di un campione e un “Giusto tra le Nazioni”.

A Ortezzano, Gioia Bartali ha raccontato la vita di suo nonno, Gino Bartali, non come il campione di ciclismo che ha conquistato il mondo, ma come un uomo profondamente legato alla famiglia, alla fede e alla memoria. La serata, tenutasi nell’Auditorium Mons durante il Festival Storie, ha visto la nipote tornare a casa, con le sue lettere e ricordi, per restituire al pubblico un’immagine diversa di un personaggio che è stato, per molti, un simbolo di coraggio e umanità.

Lettere e ricordi: la dimensione più intima di Gino Bartali

Le 236 lettere e oltre 400 cartoline scritte da Gino Bartali durante le sue tappe e viaggi sono state il filo conduttore della serata. Conservate dalla famiglia, queste scritture raccontano non solo la vita di un campione, ma anche la sua intimità. “Scriveva benissimo ed era dolcissimo”, ha raccontato Gioia, leggendo alcune di quelle parole al pubblico. Attraverso quelle righe, si è potuto scoprire un uomo goloso, riservato e affettuoso, che tornava a casa con la semplicità di un nonno.

Il bene si fa, ma non si dice.

Una frase che ha accompagnato la serata e che ha espresso l’essenza del racconto di Gioia. Gino Bartali, “Giusto tra le Nazioni” per aver salvato la vita a oltre 800 ebrei durante le persecuzioni naziste, non si è mai vantato delle sue azioni. Anzi, ha preferito rimanere in silenzio, come se la sua grandezza fosse legata alla riservatezza. “Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si attaccano all’anima, non alla giacca”, ha detto Gioia, sottolineando come i valori di Gino siano ancora oggi attuali.

Un uomo di fede e di amicizia

La serata ha anche toccato le pagine più dolorose della vita di Gino Bartali. Tra queste, la morte del fratello durante una corsa, un evento che lo ha accomunato a Fausto Coppi. Gioia ha ricordato come il rapporto tra i due grandi ciclisti fosse stato di amicizia, non solo di competizione. “Coppi e Bartali sono stati grandi amici”, ha sottolineato, sottolineando come la rivalità fosse spesso raccontata in modo più appetibile della loro vera storia.

La fede ha giocato un ruolo centrale nella vita di Gino. Non amava parlare delle sue azioni, né trasformarle in merito personale. La sua grandezza, nel racconto di Gioia, passa proprio da questa riservatezza. “Non ho mai sentito mio nonno alzare la voce”, ha raccontato Gioia, ricordando come il nonno fosse sempre gentile e dolce, anche quando si trattava di vittorie sportive.

La memoria come dono

La sindaca Carla Piermarini ha sottolineato il valore del Festival Storie come strumento per portare storie importanti nei piccoli comuni. “Dalla rete culturale dei 12 Comuni ognuno trova la forza, il Festival è il nostro ombrello per portare storie importanti nei nostri piccoli borghi”, ha detto, ringraziando Gioia per aver reso pubblica una storia che era stata custodita in famiglia. La volontà di condividere la memoria è un atto di dono, che permette di tramandare valori e ricordi. Il Prefetto di Fermo, Edoardo D’Alascio, ha espresso il suo apprezzamento per la serata, sottolineando come il Festival Storie abbia il potere di riaffiorare ricordi e emozioni. “Dietro Gino Bartali, ‘Ginettaccio’ come veniva chiamato, dietro al mito, c’era un cuore enorme”, ha detto, riconoscendo l’importanza del racconto di Gioia.

La bellezza del momento è stata anche nella capacità di Gioia di restituire a Gino Bartali la sua dimensione più umana. Un nonno goloso, riservato, affettuoso, un marito innamorato, un uomo di fede e un campione capace di attraversare la storia. La sua voce, attraverso le lettere e i ricordi, ha reso possibile un ritorno a casa, non solo per lui, ma per chi lo ha amato e lo ricorda.

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