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lunedì 28 Settembre 2026

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Netanyahu e l’incubo del 7 ottobre: un leader in crisi

Netanyahu si trova in una situazione di isolamento internazionale e crescente tensione politica dopo il 7 ottobre.

Netanyahu, leader israeliano, si trova in una situazione di crescente isolamento e tensione politica dopo il 7 ottobre, giorno in cui l’attacco di Hamas ha causato la morte di circa 1.200 israeliani. Il premier, noto per la sua abilità di manipolazione e controllo del discorso, si trova ad affrontare un’ondata di accuse e sospetti che minano la sua carriera politica. I sondaggi recenti indicano una perdita di supporto, con la metà degli elettori di destra convinti che elementi delle forze armate abbiano facilitato l’offensiva palestinese per provare a destituire Netanyahu.

Un leader in crisi

Netanyahu, che ha guidato Israele per decenni, si trova ad affrontare una situazione senza precedenti. La sua politica ha portato Israele a un isolamento internazionale, con il mondo che si allontana sempre di più. Il giornale israeliano Yediot Ahronot ha definito Netanyahu un leader il cui tempo è ormai passato, con la sua popolarità e utilità che si erodono nel tempo. La sua capacità di trasformare i discorsi in spettacoli di citazioni e manipolazioni è stata messa in discussione, soprattutto dopo il 7 ottobre.

La sua carriera è in bilico, con accuse di tradimento interno e teorie cospirazioniste che si diffondono. La moglie Sara, in un’intervista all’emittente di propaganda Canale 14, ha accusato il leader di sinistra Yair Golan di essere stato a conoscenza dei piani di Hamas prima dell’attacco. Queste accuse, sebbene non siano state verificate, hanno contribuito a diffondere una narrativa che mette in discussione la leadership di Netanyahu.

Un futuro incerto

Le elezioni si avvicinano e Netanyahu, pur non essendo in una posizione di vantaggio, continua a cercare di influenzare la narrativa. Secondo i sondaggi più recenti, il partito di Eisenkot potrebbe diventare il più grande, ma per formare una maggioranza servirebbero 61 seggi su 120. I partiti non arabi non possono formare una coalizione senza i partiti arabi, che ottengono 12 seggi. L’ostacolo principale rimane l’esclusivismo dei partiti mainstream israeliani, che non condividono i valori fondativi del sionismo.

Il rischio di un governo suprematista e incendiario è crescente. Il leader dell’ultradestra Ben Gvir ha dichiarato di non volersi accontentare del ministero per la Sicurezza nazionale. Questa situazione, sebbene non sia ancora certa, indica una tendenza verso un governo più radicale e estremo. Netanyahu, pur non essendo in una posizione di vantaggio, continua a cercare di influenzare la narrativa e a mantenere il controllo sulla sua base elettorale. Netanyahu, pur non essendo direttamente coinvolto in accuse di crimini contro i palestinesi, ha visto crescere le teorie cospirazioniste che attribuiscono la disfatta del 7 ottobre a tradimenti interni. La sua strategia di manipolazione e controllo del discorso, che ha sempre caratterizzato la sua carriera, si trova adesso in bilico tra accuse e sospetti. La sua popolarità, sebbene non sia completamente scomparsa, si mostra sempre più fragile, con il rischio di un’uscita di scena definitiva.

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