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lunedì 28 Settembre 2026

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Cronaca

Nicholas DauSchmidt, ex capitano USA, diventa “Capitano dei papà” per aiutare genitori in difficoltà

Un ex militare americano aiuta genitori italiani a recuperare i figli sottratti, dopo aver salvato il proprio.

Nicholas DauSchmidt, ex capitano dell’esercito statunitense e ora riservista alla caserma Ederle di Vicenza, ha trasformato la sua esperienza personale in un’azione di supporto per altri genitori italiani alle prese con figli sottratti e portati oltreconfine. Dopo aver recuperato il figlio rapito dall’ex moglie in Romania con un’operazione chiamata in codice “Gardaland”, DauSchmidt ha creato una rete privata composta da veterani dell’esercito, investigatori privati e professionisti per aiutare i genitori a riabbracciare i loro bambini. L’iniziativa, detta “Capitano dei papà”, si propone di offrire supporto a chi si trova in situazioni simili a quella vissuta da lui.

Un’esperienza personale che diventa un’azione collettiva

DauSchmidt, avvocato e padre, ha raccontato come la sottrazione del figlio senza il suo consenso abbia dato origine all’“operazione Gardaland”, un’azione che ha portato il bambino a casa. Il figlio era a Bucarest, portato via senza il suo consenso, e DauSchmidt ha denunciato subito la sottrazione, ma ha agito anche di più. «Non avrei mai riavuto mio figlio» ha detto, spiegando come la politica ufficiale del Governo rumeno fosse quella di non procedere al recupero dei minori. Così, ad agosto del 2024, ha organizzato un blitz personale per riportare il figlio a casa, con l’aiuto di un aereo e di detective.

La sua esperienza ha dato vita a un progetto per altri genitori. DauSchmidt ha notato che la maggioranza dei genitori “rimasti indietro” è composta da padri. L’idea è di mettere a disposizione di tutti i genitori, madri e padri una rete di supporto, con l’obiettivo di evitare che altre famiglie passino attraverso l’esperienza che lui ha vissuto.

Un processo lungo e un conto di 37mila euro

A due anni di distanza, la vicenda è diventata per DauSchmidt qualcosa di più di una battaglia personale. «Voglio che nessuno si trovi a vivere quello che ho passato io», ha dichiarato. Il processo alla madre non è ancora iniziato, e le udienze sono state rimandate più volte. DauSchmidt ha speso oltre 37mila euro per il recupero del figlio, con costi che comprendono il noleggio del veicolo, i voli e le attività investigative. Il conto è stato inserito nella richiesta di risarcimento danni collegata al procedimento penale.

La madre ha visto respinta la richiesta di protezione. Sul fronte romeno, la richiesta di protezione per l’ex moglie è stata respinta, e la madre è stata condannata a pagare 4.945,60 euro di spese legali. Nonostante i ritardi e le complicazioni, DauSchmidt non ha smesso di agire. Ha creato una squadra di esperti per aiutare altri genitori che si trovano in situazioni simili. La situazione non è però completamente risolta. Il figlio, pur essendo in Italia, continua a essere sottoposto a visite protette con la madre, che viaggia su un’auto con targa romena. DauSchmidt ha contestato il comportamento dei Servizi Sociali, sostenendo che il consenso al trasporto del figlio è stato espresso in modo esplicito e che gli operatori abbiano agevolato la madre in due occasioni. «L’ho saputo solo dopo», ha detto, riferendosi agli episodi.

Nonostante le sfide, DauSchmidt continua a dedicare la sua esperienza agli altri genitori. «Con la mia squadra di veterani aiuto i genitori a riabbracciare i loro bambini», ha concluso, spiegando come l’idea del “Capitano dei papà” sia nata proprio da una situazione personale e si estenda ora a un’azione collettiva. L’obiettivo è chiaro: aiutare altri genitori a evitare di passare attraverso l’esperienza che lui ha vissuto.

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