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lunedì 28 Settembre 2026

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Il rimpatrio più veloce della storia: il legale contesta l’espulsione del rapper Bratan

Il rapper moldavo Bratan è stato espulso dall’Italia dopo aver bloccato la Milano-Meda. Il legale contesta la decisione e la pericolosità sociale attribuita.

Nicolae Novacenco, noto come Bratan, rapper moldavo di 31 anni, è stato espulso dall’Italia dopo aver bloccato la Milano-Meda con un gruppo di scooter. L’azione, avvenuta durante le riprese di un video musicale, ha causato code e interruzioni al traffico. La Questura di Milano ha revocato il suo permesso di soggiorno, mentre la Prefettura ha emesso un provvedimento di espulsione con effetto immediato. L’uomo, che viveva in Italia dal 2009 e aveva una famiglia, è stato imbarcato sul primo volo diretto in Moldavia. Il legale del rapper ha espresso forte dissenso e ha annunciato un ricorso al Tar Lombardia.

La pericolosità sociale e le accuse

Secondo il Viminale, l’azione di Bratan ha messo “in grave pericolo la sicurezza degli automobilisti in transito”. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha spiegato che le indagini, condotte anche attraverso l’analisi di diversi profili social, hanno permesso di identificarlo come il motociclista alla testa del gruppo che aveva paralizzato la circolazione. L’espulsione è stata definita “assolutamente proporzionata” anche dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha sottolineato l’importanza di rispettare le norme e non permettere “stupidaggini” che si prendono gioco del sistema. Il legale sostiene che la valutazione di pericolosità sociale si basi su precedenti limitati. Politano ha sottolineato che la decisione si fonda su “due piccoli precedenti”, uno per porto d’armi e uno per possesso di sostanze stupefacenti, nonché sul blocco stradale, su cui sono ancora in corso accertamenti. L’azione di Bratan, sebbene non fosse intenzionata a danneggiare, ha suscitato preoccupazioni per la sicurezza pubblica.

La famiglia e la situazione personale

Il legale ha anche contestato la mancata considerazione della situazione personale e familiare del 31enne, che aveva vissuto in Italia dal 2009, lavorava come corriere e aveva lasciato nel Paese la moglie e un figlio di nove mesi. “È stato mandato in Moldavia, suo Paese di nascita ma non di origine, un posto in cui lui è straniero”, ha affermato Politano. L’espulsione, sebbene immediata, ha suscitato dibattito su come venga valutata la pericolosità sociale e se siano state considerate le circostanze personali.

Il ricorso al Tar Lombardia potrebbe non garantire una tutela immediata. Il legale ha spiegato che i tempi della giustizia amministrativa potrebbero rendere difficile una tutela rapida. La vicenda, pur essendo legata a un episodio di protesta, ha suscitato reazioni politiche e sociali, con il legale che ha definito la situazione “più politica che giudiziaria”. La decisione di espulsione, sebbene giustificata per la pericolosità sociale, ha suscitato dibattito su come venga applicata la legge in casi simili.

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