Notizie verificate, aggiornate tutto il giorno

lunedì 28 Settembre 2026

Quotidiano online indipendente Aggiornamento continuo
Cultura

Tre sacerdoti martiri di Monte Sole diventano beati. Zuppi: “Troppe guerre, troppe Monte Sole”

Tre sacerdoti martiri di Monte Sole proclamati beati. Zuppi: “Troppe guerre, troppe Monte Sole”.

La beatificazione dei tre sacerdoti martiri di Monte Sole

Ieri pomeriggio, nella Basilica di San Petronio a Bologna, si è svolta la cerimonia di beatificazione dei tre sacerdoti martiri di Monte Sole: don Ubaldo Marchioni, padre Martino Capelli e don Elia Comini. Alla celebrazione, alla presenza del cardinale Matteo Zuppi, hanno partecipato fedeli, sindaci e rappresentanti delle comunità locali, un segno di unità e di riconoscimento per il loro sacrificio. I tre sacerdoti, uccisi dai nazisti nel 1944, sono ora ufficialmente riconosciuti come beati, un passo importante verso la canonizzazione. Il più giovane aveva 27 anni, il più anziano 34.

Un sacrifico di amore e dedizione

La beatificazione è stata resa possibile grazie a una riforma voluta da papa Francesco, che permette a chi è stato ucciso in odio alla fede di essere proclamato beato una volta accertato lo status di martire. Il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del dicastero per le Cause dei Santi, ha spiegato che il segreto dei tre beati non è l’eroismo, ma l’amore che si svuota di sé. La loro morte può sembrare un albero senza frutto, ma è diventata il luogo in cui Dio ha fatto germogliare la carità. “Come Cristo nulla trattenne per sé stesso, così Don Ubaldo, don Elia e padre Martino non trattennero neppure la propria vita”, ha detto Semeraro.

I tre sacerdoti, pur avendo la possibilità di fuggire, hanno scelto di restare accanto alle persone più deboli. “Avrebbero potuto fuggire dato che nei giorni terribili dei rastrellamenti la via della salvezza era ancora aperta per loro e molti li esortavano a mettersi in salvo, ma proprio davanti a quel bivio compresero che Dio chiedeva loro di restare accanto al loro gregge”, ha spiegato Semeraro. La loro decisione è stata vista come un atto di profonda pastorale e di dedizione al ministero.

La Basilica di San Petronio è gremita di fedeli e il colore predominante è il rosso per sottolineare il martirio dei tre sacerdoti. Rispecchiando quanto successo per il beato don Giovanni Fornasini, la riforma voluta da papa Francesco consente a chi è stato ucciso in odio alla fede di essere proclamato beato una volta che viene accertato lo status di martire. “I nostri beati non cercarono il martirio, ma decisero di non abbandonare il gregge e, quindi, fu una vera offerta della vita, libera, consapevole e profondamente pastorale”, ha continuato Semeraro.

Un appello per la pace e la non violenza

Il cardinale Zuppi ha sottolineato come i tre beati siano un esempio di coraggio e di dedizione al servizio della pace. “Papa Leone chiede con insistenza a tutti noi di essere artigiani di pace, chiede a tutte le comunità di essere case di pace e di non violenza”, ha detto. Di violenza ce n’è tanta, insopportabile. Troppe guerre, troppe Monte Sole. Riferendosi al luogo di una delle più tragiche stragi della Seconda guerra mondiale, Zuppi ha sottolineato come la loro storia non sia una storia parallela rispetto a quella delle vittime di Marzabotto, ma ne faccia parte e sia una triste eredità del territorio.

La beatificazione dei tre sacerdoti martiri di Monte Sole rappresenta un legame tra il passato e il presente, un invito a non dimenticare i sacrifici del passato e a costruire un futuro basato sulla pace. “I nostri tre Beati, diversi tra loro per storia, per sensibilità, hanno vinto la paura per amore. Sono ‘restati’”, ha concluso Zuppi. La loro testimonianza, oggi più che mai, è un appello a non rimanere neutrali di fronte alle guerre e alle violenze. La celebrazione ha visto la partecipazione di parecchi sindaci della Città Metropolitana e non solo quelli dei comuni della montagna, a dimostrazione di come l’uccisione dei sacerdoti martiri di Monte Sole non sia una storia parallela rispetto a quella delle oltre 760 vittime della strage di Marzabotto, ma ne faccia parte e sia una triste eredità del territorio. La loro storia, oggi più che mai, è un appello a non rimanere neutrali di fronte alle guerre e alle violenze.

Leggi anche